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Gambling Italiano: la Digital Tax colpirà anche il gioco online? Spot e Ludopatia: non c’è correlazione

La Digital Tax colpirà anche il gioco online?


La società si evolve, cambia il modo di effettuare operazioni commerciali, e di conseguenza anche il Fisco Italiano, perennemente alla ricerca di nuove risorse da prelevare attraverso la tassazione, cerca strumenti efficaci che possano impinguare le casse dello Stato. Sappiamo bene che il mercato di beni e servizi oramai è sempre più digitale, caratterizzato dalla presenza di molteplici flussi di denaro che derivano dalle milioni di operazioni commercialmente rilevanti poste in essere dagli addetti ai lavori.

Molti stati occidentali, dove il mercato digitale costituisce una fetta di PIL nazionale fondamentale, hanno provveduto ad introdurre una tassa che grava sul fatturato lordo delle società che operano nei loro territori e che hanno la casa madre in un altro paese. Questo strumento di prelievo fiscale si chiama Digital Tax.

Sebbene il mercato italiano sia meno progredito rispetto agli stati comunitari e non (basti pensare che soltanto 40 italiani su 100 effettuano transazioni sulla rete per l’acquisto di beni e servizi), il governo italiano sta pensando di introdurre, anche nell’ordinamento tributario, questa nuova forma di imposizione fiscale gravante sugli introiti lordi prodotti dalle società estere che operano in Italia.

Ovviamente, a noi, che ci occupiamo di analizzare le dinamiche concernenti il mondo del gambling online legale italiano, la domanda sorge spontanea: la Digital Tax sarà applicata anche al traffico generato dalle società estere concessionarie di licenza Aams? Sappiamo bene che la stragrande maggioranza di operatori ha sede in diversi paesi dell’Unione Europa, come Malta, Irlanda, in paesi in Black List, come Gibilterra e tanto altro.

Le ripercussioni derivanti dall'introduzione di questa tassa sul traffico digitale sarebbero di diverso ordine. Innanzitutto, si potrebbe creare un contrasto con i principi del diritto comunitario che proibiscono la doppia tassazione sulle transazioni poste in essere tra operatori residenti in due paesi membro dell'Unione Europea. Come seconda cosa, di certo non meno rilevante, aumenterebbe non poco il carico fiscale, di per sé già abbastanza gravoso, che dovrebbe essere sopportato dalle società di gambling concessionarie di licenza Aams operanti sul mercato del gioco a distanza legale italiano.

Si rischia di mettere in ginocchio un settore, come quello del gioco d'azzardo on-line che, nel corso di questi quattro anni, dalla sua legalizzazione avvenuta nel luglio 2011, è cresciuto moltissimo divenendo un punto di riferimento per le legislazioni nazionali di altri paesi. Oggi, questo settore contribuisce al 4% del prodotto lordo nazionale italiano. Un'ulteriore tassazione potrebbe spingere di operatori ad abbandonare il mercato per trovare nuove soluzioni più redditizie per i loro investimenti.

Lo Stato non si può permettere di ridurre il cospicuo flusso di risorse finanziarie proveniente dalla tassazione che, oggigiorno, grava sul comparto gioco a distanza. Pertanto, prima di introdurre la Digital tax applicandola anche al traffico generato sul gioco on-line, bisogna riflettere tanto sulle eventuali ripercussioni di ordine giuridico, ma soprattutto su quelle di natura economica.

 

Spot e Ludopatia: non c’è correlazione

Secondo delle ricerche condotte in questi anni da specialisti, che studiano il fenomeno del gioco compulsivo, non ci sarebbero delle correlazioni tra tale patologia e gli spot pubblicitari fatti conoscere attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione di massa (tv, radio, banner su Internet, cartelloni pubblicitari per le strade o sui mezzi pubblici di trasporto, locandine e tanto altro ancora).

A stabilirlo sono degli studiosi britannici i cui risultati delle loro indagini confermati confermati puntualmente dagli specialisti italiani. Non sono state poche le polemiche negli ambienti della politica italiana, ma anche di quelli dell'opinione pubblica in generale, che concernono gli spot andati in onda in alcuni periodi della giornata, considerati in fascia protetta, dove vi sono più minori a contatto con i principali mass-media.

Le indagini su questo argomento hanno interessato anche la Federazione del gioco on-line italiano, Sistema Gioco Italia, il vero portavoce degli interessi degli addetti ai lavori che operano quotidianamente in tale comparto. Secondo quanto si evince da una ricerca portata avanti da Nomisma, durante i primi sei mesi dell'anno corrente, solo 4 adolescenti su 100, di età compresa tra 14 e 19 anni, rispondendo ad un questionario anonimo, hanno confessato di aver iniziato a giocare dopo aver visualizzato uno spot pubblicitario.

Le percentuali che arrivano dalla Gran Bretagna, da sempre considerata il regno del gioco d'azzardo ma anche del betting, non sono nettamente superiori rispetto a quelle riscontrate nel nostro paese. La correlazione tra il fattore gioco compulsivo e spot pubblicitario non è per nulla marcata. Se si considera che i dati provengono da due mercati piuttosto sviluppati a livello nazionale, come quelli italiano e britannico, riteniamo sicuramente che siano delle notizie piuttosto confortanti.

La risoluzione del problema del gioco compulsivo, di certo, non passa dalla strada della proibizione di reclamizzare i propri servizi di gioco da parte delle società che operano sul mercato italiano del gambling on-line. Secondo il nostro modesto parere, servono strumenti giuridici più efficaci che possano contenere il fenomeno, incrementando le operazioni di prevenzione fregiandosi anche della collaborazione degli operatori.

Serve una tavola rotonda, a cui possano prendere parte da un lato i principali esponenti politici di governo e dall’altro gli operatori di settore, al fine di trovare delle alternative utili per contenere il più possibile la ludopatia.

Proibire la pubblicità può soltanto danneggiare il gioco legale dando più possibilità agli operatori del mercato illegale di continuare a crescere, rimpossessandosi indebitamente di quote che in questi anni i casinò online con licenza Aams sono riusciti abilmente a sottrarre loro, perseguendo la via della legalità. In un’ eventualità di questo tipo, i danni per lo Stato e per la società in genere sarebbero sicuramente di maggior portata.

Ultima modifica: Lunedì, 21 Settembre 2015 14:21

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