gioco sicuro e responsabile

Guida al gioco responsabile per prevenire il gioco d'azzardo patologico (GAP)

Sommario

  1. Introduzione

  2. Cos'è il Gioco Responsabile e accenno sulle norme vigenti nel nostro ordinamento giuridico che regolano la materia: un excursus giuridico

  3. Evoluzione del concetto di gioco d'azzardo: un passatempo che può diventare vizio, un vizio che può anche degenerare in una vera patologia

    3.1 Come riconoscere un giocatore patologico: i sintomi e gli effetti

    3.2 I contributi della teoria psicologica e psicanalitica: da Freud a Custer

    3.3 Il South Oaks Gambling Screen: cos'è e a cosa serve

    3.4 Una speranza per tutti i giocatori patologici: i programmi di cura riabilitativa e le altre forme d'aiuto per il giocatore compulsivo. Descrizione del Cestep, dei Giocatori Anonimi e delle altre associazioni, le campagne di gioco responsabile, i forum su internet, le politiche dei casinò in fatto di gioco responsabile

  4. Il gioco compulsivo ed il gioco responsabile sui media: i video, le trasmissioni e le pubblicazioni sull'argomento – una panoramica sui contributi che la comunità in genere è in grado di fornire per una migliore conoscenza del problema e una guida per chi desidera saperne di più sull'argomento

    4.1 Un caso che ha fatto scalpore: il servizio delle Iene sul gioco d'azzardo patologico e gli altri video presenti sul web

    4.2 Il GAP e la lettura: una breve guida alla scelta delle pubblicazioni più significative

  5. Conclusioni

 

1. Introduzione

In questo articolo ci occuperemo di un argomento assurto agli onori della cronaca già da diverso tempo, vuoi perché si tratta di un problema relativamente nuovo per il nostro Paese vuoi per l'alta rilevanza sociale che tale questione riveste, soprattutto nel bel mezzo di una fase di profonda depressione economica che spinge alla disperazione intere famiglie e che talvolta istiga le persone alla ricerca di nuove fonti di guadagno. Il problema è pertanto pressante ed in queste pagine avremo modo di compiere una panoramica a 360 gradi analizzando i vari aspetti e le molteplici sfaccettature di questo fenomeno.

Il punto di partenza sarà costituito, necessariamente, dall'individuazione dell'oggetto di questa nostra indagine, delimitando il campo della nostra discussione e selezionando una serie di elementi che meglio di altri possono contribuire a descrivere adeguatamente l'argomento. In particolare, partiremo osservando la genesi del fenomeno attraverso la definizione fornita dall'Agenzia dei Monopoli e delle Dogane e analizzando il contenuto delle relative norme in materia di Gioco Legale e Responsabile, con un accenno alla distinzione tra siti autorizzati e siti privi di licenza AAMS.

Le autorità del nostro paese hanno infatti lanciato alcuni anni or sono, una campagna volta a regolamentare il mercato del gioco d'azzardo online, introducendo un'apposita licenza per i siti autorizzati ad operare sul territorio nazionale e aiutando così i giocatori a difendersi permettendo loro di riconoscere gli operatori affidabili da quelli non affidabili, ma avremo modo di entrare più nello specifico della questione a tempo debito.

Una volta chiariti tali aspetti, avremo già un'idea più chiara delle caratteristiche della questione e potremo addentrarci nel tema che probabilmente ci sta più a cuore e contemporaneamente più di altri attira la curiosità del pubblico: vedremo, infatti, come il gioco d'azzardo possa trasformarsi, per molti soggetti, da un divertente hobby con cui trascorrere delle ore in piacevole serenità, in una vera e propria opprimente forma di patologia assimilabile a situazioni di tossicodipendenza, devastando le persone sotto il piano personale, lavorativo, affettivo, psicologico, fisico e sociale.

Per far ciò, elencheremo e descriveremo i sintomi inequivocabili che permettono di qualificare un soggetto come giocatore patologico servendoci di una nutrita letteratura specialistica, con la speranza che la diffusione di una maggiore consapevolezza intorno a questo problema possa fornire un valido aiuto, in modo da permettere la scoperta in modo tempestivo dell'insorgere di tale malattia: come recitava una vecchia e fortunata pubblicità televisiva, prevenire è meglio che curare e probabilmente anche una diagnosi precoce può contribuire a favorire l'individuazione dei comportamenti più efficaci per combattere questa grave forma di dipendenza.

In questo modo avremo modo di ricostruire, raccogliendo anche le numerose testimonianze presenti in rete, una sorta di identikit del giocatore patologico supportando anche gli utenti che si potrebbero riconoscere in tali ritratti e facilitandoli a compiere il primo passo verso un eventuale percorso di riabilitazione, anche se come avremo modo di notare una delle tante difficoltà che questo subdolo male porta con sé è costituita dal fatto che chi ne è soggetto, raramente riesce a rendersi conto della gravità della situazione, tendendo piuttosto a negare in modo netto e deciso.

Proprio a tal riguardo, la nostra panoramica continuerà illustrando il lavoro svolto dalle ormai numerose comunità di recupero sorte in questi anni per ridare speranza a chi incappa in queste forme patologiche, ne descriveremo infatti le attività e le esperienze al fine di divulgare quanto più possibile la notevole opera meritoria che soggetti come Cestep, Giocatori Anonimi ed altre associazioni svolgono quotidianamente a contatto con gli ammalati.

Successivamente, vi guideremo inoltre suggerendo alcuni forum presenti sul web che possono operare come punto di partenza anche solo per acquisire una più precisa coscienza della natura del fenomeno, e spiegheremo anche in quale modo i casinò online, sposando le campagne sul Gioco Responsabile, abbiano adottato delle specifiche contromisure al fine da contrastare il gioco patologico, spiegando come gestire i meccanismi di autolimitazione nel gioco online.

L'ultima sezione di questa ampia rassegna la dedicheremo infine ai mass media segnalando le pubblicazioni, i video e le trasmissioni dedicate a tale argomento, fornendo una larga base di partenza a tutti quelli che volessero approfondire ulteriormente queste tematiche, riportando anche i pareri della comunità e le recensioni più significative sui numerosi testi pubblicati in questi anni. Non mancheranno inoltre dei riferimenti a particolari eventi di cronaca che hanno suscitato grande interesse del pubblico, come le inchieste realizzate da programmi di grande successo popolare come Le Iene.

Uno degli obiettivi di questa breve panoramica consiste innanzitutto nel fare un po' di chiarezza, dato che l'argomento riceve costantemente dei contributi spesso molto eterogenei che si accumulano ma che al tempo stesso generano confusione anche nella comunità dei giocatori, vale a dire i protagonisti principali di tale fenomeno che spesso e volentieri sono paradossalmente i primi ad ignorare l'esistenza delle strade che hanno a disposizione per sfuggire alla dipendenza da gioco d'azzardo.

Per tutti questi motivi speriamo, a rischio anche di apparire un po' presuntuosi, di fornire prima di tutto un servizio che sia utile alla comunità, contribuendo ad eliminare alcune incertezze e favorendo la diffusione di comportamenti responsabili e di un atteggiamento più serio nei confronti di un hobby splendido ma che richiede una notevole dose di attenzione per non sfociare in esiti che, come stiamo per vedere, possono diventare distruttivi.

Le punizioni per i giocatori patologici nel medioevo

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2. Cos'è il gioco responsabile e accenno sulle norme vigenti nel nostro ordinamento giuridico che regolano la materia: un excursus giuridico

Come molti sapranno, quella del gioco d'azzardo è una vera e propria industria, e tra le più fiorenti tra l'altro in quanto rappresenta la terza industria italiana in assoluto, responsabile del 4% dell'intero PIL italiano, con un guadagno per lo Stato stimato in circa 12,5 miliardi annui, con un totale di 400.000 slot machine installate, più di 6000 locali autorizzati, cui fa da contraltare un esercito di 800.000 giocatori patologici, somma che arriva a 3 milioni se consideriamo i soggetti a rischio, con un costo per il nostro Sistema Sanitario di circa 6 miliardi di euro per le terapie di recupero destinate ai soggetti affetti da GAP.

Attraverso la cronaca e, se vogliamo, anche attraverso una sterminata filmografia hollywoodiana, sappiamo che da sempre il business del gioco d'azzardo, a causa delle sue enormi dimensioni, ha attirato l'interesse delle organizzazioni criminali di tutto il mondo. Rappresenta un fatto storico acclarato, del resto, il legame tra i boss di Cosa Nostra statunitensi e molte delle più celebri (e ricche) case da gioco di Las Vegas o di Atlantic City, cui solo negli ultimi decenni il governo a stelle e strisce è riuscito a porre un freno definitivo (o quasi).

Anche nel nostro paese si è registrato un saldo legame tra gioco illegale e malavita e anche nel mondo dello sport non sono mancati scandali con il coinvolgimento di celebri protagonisti sportivi “avvicinati” dalle organizzazioni malavitose per favorire le combine. La regolamentazione del gioco d'azzardo si è quindi resa necessaria al fine di sottrarre ai clan una importantissima fonte di ricchezza, ma anche (fatto che è di per sé evidente) per convogliare questo impetuoso fiume di denaro nelle sempre più disastrate casse statali.

Stiamo parlando di un fenomeno che raggiunge un volume d'affari complessivo che si aggira attorno ai 150 miliardi di euro l'anno, considerando anche i vari giochi tradizionali come Lotto e SuperEnalotto e i Gratta e Vinci. Le autorità governative hanno pertanto un forte interesse ad incentivare il gioco a causa anche delle sempre più pressanti esigenze legate alle norme di provenienza europea sul pareggio di bilancio: generalmente, circa il 40% delle entrate relative a giochi e lotterie finisce nelle casse statali nel gettito fiscale, mentre il 30% viene destinato al finanziamento del Comitato Olimpico Nazionale e la rimanente fetta viene utilizzata per coprire le vincite dei giocatori.

Sulla base di questo preambolo, partiamo col ricordare che la normativa italiana permette il gioco d'azzardo (inteso come gioco regolato esclusivamente dal caso e non dall'abilità del giocatore) solo se si svolge sotto l'autorizzazione di un'autorità pubblica. Il codice penale (agli artt. 718 e 720) infatti punisce chi partecipa o agevola un gioco d'azzardo che si svolge senza la concessione statale. Queste norme, col tempo, sono state rese un po' più elastiche con una serie di liberalizzazioni che hanno avuto l'obiettivo sia di canalizzare maggiori entrate verso le casse statali, sia quello di favorire il turismo e l'occupazione autorizzando i Comuni a consentire l'apertura di nuovi mini casinò.

Nel 1998, con il Decreto Ministeriale numero 174, si sancì l'introduzione delle scommesse sportive mentre quattro anni dopo si autorizzò l'accettazione di scommesse via internet, mentre risale alla legge 184 del 2008 l'autorizzazione all'introduzione delle video-lottery e dello stesso anno è la concessione della prima licenza per la creazione di poker room online. Dal Luglio 2011 sono stati invece legalizzati i casinò online, con una normativa ad hoc per il gioco a distanza riguardante i giochi di sorte a quota fissa. Dall'altro lato, tuttavia, le autorità nazionali, consapevoli del fatto che il crescente spazio di azione concesso ai gestori di casinò (sia virtuali che reali) porta con sé una considerevole quantità di rischi per la società, hanno operato al fine di porre dei paletti e scongiurare l'esplosione di una sorta di epidemia legata alla diffusione di comportamenti di gioco compulsivo.

Così, con il cosiddetto Decreto-Balduzzi (D.L. numero 158/2012) è stato disposto “presso l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e, a seguito della sua incorporazione, presso l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, (…) un osservatorio di cui fanno parte, oltre ad esperti individuati dai Ministeri della Salute, dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, dello Sviluppo economico e dell'Economia e delle Finanze, anche esponenti delle associazioni rappresentative delle famiglie e dei giovani, nonché rappresentanti dei comuni, per valutare le misure più efficaci per contrastare la diffusione del gioco d'azzardo e il fenomeno della dipendenza grave.” (cit. art. 7 c. 10 D.L. 158/2012).

Tale decreto introdusse inoltre una serie di obblighi a carico dei gestori di esercizi commerciali dotati di dispositivi che permettono il gioco d'azzardo o l'effettuazione di scommesse, come l'esposizione di cartelli contenenti informazioni dettagliate sui rischi connessi con tali attività, sulle effettive probabilità di vincita e sul divieto per i minori di giocare d'azzardo. Il decreto, tuttavia, nella sua versione originaria doveva contenere dei vincoli ben più stringenti che però vennero spazzati via da alcuni emendamenti che, in pratica, finirono col ribaltare gli obiettivi che tale decreto si prefiggeva in quanto esso finì col risultare decisivo per la concessione dell'autorizzazione all'apertura di circa 1000 nuove poker room in tutta Italia.

Come dunque possiamo osservare, i governi italiani hanno seguito un andamento un po' schizofrenico, da una parte favorendo la diffusione del gioco d'azzardo (pur consapevoli dei rischi ad esso legati) e dall'altra ponendo dei deboli ostacoli per tentare di arginare gli effetti negativi di tale fenomeno. In particolare, con la circolare 2394 del 2010, l'AAMS ha introdotto il concetto di Gioco Legale e Responsabile. Con ciò, lo Stato ha inteso introdurre innanzitutto una sorta di garanzia in modo tale da consentire agli utenti di distinguere tra gestori autorizzati e non, al fine di difenderli da episodi di truffe e dalle tante minacce informatiche cui si può andare incontro in seguito ad un uso poco consapevole del web.

Tale iniziativa, però, mira a richiamare in modo deciso l'attenzione anche su un altro aspetto, ovvero la cosiddetta responsabilità che l'amministrazione statale ha nei confronti della società cui del resto deve fare da contraltare la responsabilità del giocatore che è richiamato a tenere rispetto al gioco un atteggiamento moderato, che non sfoci cioè in una vera e propria compulsione. Per favorire il raggiungimento di questi due aspetti, la campagna prevede tutta una serie di obblighi concernenti la visibilità del logo AAMS in tutti gli esercizi autorizzati, favorendo quindi la diffusione di concetti quali la sicurezza e la trasparenza e aiutando ad accrescere la consapevolezza pubblica della funzione sociale svolta dall'AAMS che, fra l'altro, con i fondi raccolti tramite il gioco aiuta anche a finanziare l'arte, lo sport e l'ambiente.

Come è facile notare, tale campagna porta con sé alcuni difetti, primo fra tutti quello di generare confusione in quanto da una parte avvisa i giocatori dei rischi connessi all'assuefazione al gioco, ma dall'altra spinge gli stessi a nutrire fiducia nei gestori connotando il gioco come un fatto positivo e negativo al tempo stesso. Il pericolo più evidente è quindi nel generare nel giocatore una falsa sensazione di sicurezza determinata dall'idea che, finché ci si trova in una sala o in un sito con il marchio AAMS in bella vista, si sia completamente al sicuro e al riparo da qualsiasi problema.

Ciò in qualche modo potrebbe indurre il giocatore ad allentare i freni inibitori e a giocare più di quanto dovrebbe, precipitando in una spirale negativa quasi senza accorgersene, in quanto il gioco compulsivo, come avremo modo di osservare nei paragrafi seguenti, rappresenta un problema molto subdolo che generalmente chi è coinvolto in prima persona fatica a riconoscere in modo tempestivo.

In pratica, da un lato si lascia passare il messaggio “giocate tranquillamente, siete al sicuro”, mentre dall'altro si fa appello al senso di responsabilità del giocatore che, come anche la cronaca racconta, non sempre è in grado di autolimitarsi e di porre un freno a quella che può a tutti gli effetti diventare una passione sfrenata e rovinosa, anzi, una autentica malattia, non semplice da curare tra l'altro.

Restando in tema di ambiguità terminologiche, segnaliamo la campagna “Mi Azzardo a Dirlo” condotta da numerosi ludologi ed educatori volta a sensibilizzare il pubblico e le autorità nazionali ed europee a proposito del fatto che in altre culture (ad es. in quella anglosassone, ma non solo), a differenza che in Italia, esistono parole differenti per indicare i vari tipi di giocatore. Oltremanica, infatti, si suole usare il termine gambler per fare riferimento al giocatore d'azzardo propriamente detto, mentre esiste una parola più generica (cioè player) che viene usata per indicare i giocatori in senso lato, ad esempio chi si diletta con i giochi da tavolo o con gli sport o chi suona degli strumenti musicali.

Nel nostro paese, oltre ad usare per ciascuno dei suddetti casi un solo termine (cioè giocatore) si tende inoltre a privilegiare l'utilizzo del termine ludopatia in luogo della più prolissa (ma anche più efficace) nozione di gioco d'azzardo patologico. La differenza tra le due espressioni alberga anche e soprattutto a livello etimologico. In ludopatia è infatti presente il termine di origine latina “ludus” che indica il gioco considerato nella sua accezione più alta e ricreativa, cioè come situazione che pone gli individui in condizione di riprodurre la realtà secondo l'idea che ciascuno se n'è fatto nella propria mente.

Il gioco così inteso è quindi una sorta di finzione, una simulazione che il bambino (ma anche l'adulto) inscena secondo la sua percezione di una determinata situazione. Ciò, come è facile comprendere, è quanto di più lontano si possa immaginare dal gioco d'azzardo. Per questo motivo si è proposta l'adozione del termine azzardopatie, per favorire la netta distinzione tra il gioco normale che ha anche finalità educative e di crescita del soggetto e il gioco d'azzardo e per sottolineare quindi, seppur implicitamente, la pericolosità sociale di quest'ultimo, seguendo l'orientamento generale prevalente in altri paesi europei.

Riassumendo, potremmo dire che il gioco ha a che fare con la gioia e con il divertimento, mentre l'azzardo è connesso con la volontà di realizzare facili vincite con un piccolo sforzo. Tornando alle norme di legge, il comma 70 dell'articolo 1 della Legge Finanziaria del 2011 ha introdotto delle linee d'azione contro il gioco patologico. Oltre a confermare il divieto di giocare per tutti i minori di anni 18, tale disposizione prevede un'ammenda pecuniaria che va da un minimo di 500 euro a un massimo di 1000 euro e la chiusura dell'esercizio per un periodo fino a quindici giorni per il gestore che consente ai minori la partecipazione a giochi d'azzardo, anche se legalizzati.

Proprio per supplire alle carenze delle norme nazionali molti sindaci di comuni italiani hanno preso provvedimenti più restrittivi, rendendo più salate le multe, introducendo dei divieti per l'apertura di sale da gioco nelle vicinanze di scuole, ospedali e chiese.

L'impreparazione del legislatore italico salta agli occhi anche se poniamo lo sguardo sulle misure previste dai governi di altri paesi avanzati. Per rimanere nei paesi a noi vicini, la Svizzera ha dato il benestare alla legalizzazione delle slot machine già nel 1993 e con la Legge federale del 1998 ha introdotto degli obblighi a carico dei casinò elvetici in merito alla prevenzione e alla cura di fenomeni di gioco compulsivo. Le case da gioco, infatti, hanno anche una Concezione Sociale in base alla quale sono tenute a collaborare con le istituzioni e gli organi che si prendono cura dei giocatori in difficoltà.

Accanto a tali previsioni, esistono anche altri tipi di divieto come l'impossibilità di concedere anticipi o somme a titolo di credito, il divieto di avere all'interno delle sale un numero eccessivo di dispositivi come i bancomat, l'obbligo di presentare un documento all'ingresso nelle sale, e l'assoluto divieto di servire alcolici gratis. Inoltre sono previsti dei cicli di formazione anche per il personale che opera all'interno delle case da gioco, in modo tale che questi possano imparare a riconoscere il giocatore problematico e siano in grado di trattare con esso.

I gestori del casinò devono operare a contatto con specialisti del settore e promuovere la formazione di gruppi e associazioni attive nell'ambito dello studio e della riabilitazione dal gioco. Il compito delle istituzioni non si esaurisce però con la sola produzione di norme: infatti, l'operato dei casinò nel campo della prevenzione e del supporto ai giocatori problematici è oggetto di controlli e verifiche per testarne l'efficienza.

Infine, nella Confederazione Svizzera è previsto che una percentuale pari allo 0,5% delle entrate venga destinata al finanziamento di iniziative volte a prevenire episodi di GAP e diffondere la conoscenza riguardo alla gravità del problema. Ovviamente è sconfortante la differenza abissale nell'approccio che le istituzioni italiane e svizzere riservano alla questione del gioco problematico e ciò dà adito al sospetto che, forse, nel nostro paese la lobby del gioco d'azzardo goda di qualche appoggio di troppo.

Attualmente la nostra realtà sembra ancorata ad un approccio molto primitivo, fatto di interventi legislativi generici probabilmente volti più che altro ad assecondare l'indignazione dell'opinione pubblica, complice anche la cronica carenza di fondi che caratterizza le casse statali in questa nostra economicamente sciagurata epoca. Tali conclusioni non devono comunque condurre all'eccesso opposto, ovvero demonizzare il gioco d'azzardo fino a renderlo un vero e proprio tabù: questo atteggiamento potrebbe portare a una fase di proibizionismo che, come la storia insegna, è sempre stato una specie di manna dal cielo per le organizzazioni criminali che a lungo hanno prosperato gestendo tale racket. Non bisogna dimenticare, infatti, che in tutto il mondo milioni e milioni di persone giocano d'azzardo in modo misurato e senza lasciarsi assorbire completamente dal vizio.

È un passatempo come gli altri, finché rimane solo un passatempo e non diventa invece l'unica ragione di vita. Esistono inoltre moltissimi giochi dove un ruolo tutt'altro che secondario è rivestito dall'abilità del giocatore, come il poker sportivo. Finché non si eccede e si ha la consapevolezza che l'ultima cosa da fare è diventare schiavi del gioco, il gioco è un modo come un altro per socializzare e passare il tempo in spensieratezza con gli amici, e non un occupazione con cui riempire le proprie giornate o con cui sfuggire alla realtà.

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3. Evoluzione del concetto di gioco d'azzardo: un passatempo che può diventare vizio, un vizio che può anche degenerare in una vera patologia

Il gioco d'azzardo è probabilmente vecchio quanto il mondo. Esistono testimonianze risalenti ad epoche antichissime ed anche nei testi biblici non mancano i riferimenti a giochi legati alla fortuna o al caso. Nell'antico Egitto, nell'Estremo Oriente, nella Grecia classica fino ad arrivare alla Roma imperiale e poi ai giorni nostri l'abitudine di rischiare effettuando puntate in denaro ha sempre conosciuto una larga diffusione. Del resto, la gran parte dei giochi oggi in voga (la roulette, il baccarat, il poker e tanti altri) hanno una storia le cui radici risalgono a diversi secoli fa.

Parallelamente, anche nelle epoche più remote è esistito il vizio del gioco, mentre è solo negli ultimi anni che si è andata acquisendo una efficace definizione del problema del gioco inteso come dipendenza patologica. Il vizio in sé e per sé non può essere considerato una malattia, ma è anche vero che ne può rappresentare la necessaria premessa.

Il vizio, infatti, non è altro che il compimento volontario, ripetuto ed abituale di un'azione che viene generalmente considerata negativa. Il vizio è quindi oggetto di riprovazione e, per lo più, ritenuto immorale perché contrario all'etica predominante in un determinato periodo storico. Nella malattia invece manca il connotato della volontarietà, è una situazione che si verifica in modo quasi automatico e, nel caso del gioco, si sviluppa manifestando una sorta di assuefazione che sfocia nel bisogno di una quantità sempre maggiore. In tal modo, il giocatore perde il controllo della situazione ed è spinto a livello interiore a giocare sempre di più, per provare una sensazione di apparente benessere.

Non va ovviamente trascurata la possibile presenza di fattori che influiscono sullo sviluppo di queste situazioni: un soggetto, infatti, che è sottoposto a pressioni ambientali di qualsivoglia natura (lavorative, affettive, familiari o sociali in genere, ad esempio), o a deficit attinenti alla sfera neuro-biologica (esistono in merito delle specifiche ricerche scientifiche che sottolineano che delle anomalie nel sistema deputato alla regolazione dei cosiddetti “processi di gratificazione” sono più a rischio per lo sviluppo di sindromi di dipendenza patologica, in quanto tendono a preferire delle ricompense di entità minore purché immediate piuttosto che ricompense di entità elevate ma che si realizzano solo dopo un arco di tempo prolungato) o a fattori psicologici (legati alla volontà di farsi del male in quanto ci si percepisce come inadeguati, al bisogno di una fonte di esaltazione emotiva) che possono influire notevolmente in quanto indeboliscono l'individuo a livello sia fisico che psichico rendendolo più vulnerabile davanti a situazioni problematiche.

Il fenomeno è talmente diffuso che ormai ha attirato l'attenzione anche della comunità scientifica: secondo la definizione fornita nel 1994 dall'APA (American Psychiatric Association), la più vasta e tra le più autorevoli associazioni di psichiatria al mondo che vanta la bellezza di circa 35.000 membri, il cosiddetto GAP (Gioco d'azzardo Patologico) è da ritenersi a tutti gli effetti una malattia mentale similare ai disturbi ossessivo-compulsivi (o DOC).

Secondo tale autorità, si può definire gioco patologico una situazione in cui si registrano ripetuti tentativi non riusciti di controllare, ridurre o fermare la tendenza a giocare d'azzardo. Inoltre, l'APA ha notato come nella maggior parte dei casi il GAP si sviluppi in una condizione di co-morbilità, ovvero in presenza di altre malattie mentali: infatti, addirittura il 74% degli individui affetti da GAP è stato in precedenza colpito da un altro tipo di disturbo psichico.

Sulla base di numerosi studi, è stato redatto un elenco di 10 criteri diagnostici: perché un individuo venga dichiarato affetto da GAP, deve quindi riconoscersi in almeno 5 di essi:

  1. Una continua preoccupazione legata al gioco (continua rivisitazione di passate esperienze di gioco o riflettere continuamente sul modo in cui ottenere altro denaro per giocare ancora);

  2. Il bisogno di scommettere quantità di denaro sempre maggiori in modo da ottenere il livello di eccitazione desiderato;

  3. Ripetuti tentativi falliti di controllare, ridurre o fermare la tendenza a giocare d'azzardo;

  4. Sensazione di continua agitazione o irritabilità quando si prova a ridurre o smettere di giocare;

  5. Utilizzo del gioco d'azzardo come un modo per fuggire dai problemi quotidiani o come un mezzo per trovare sollievo da stati d'animo disforici (sensi di colpa, ansia, depressione, sensazione di trovarsi senza speranza);

  6. Dopo aver perso del denaro, ritornare a giocare nei giorni successivi per recuperare;

  7. Mentire ai familiari, al terapista o ad altri per nascondere la gravità del problema;

  8. Commettere azioni illegali (come furti, truffe o altro) per trovare il denaro necessario al gioco;

  9. Mettere a repentaglio o perdere una relazione importante, un lavoro o un'opportunità di studio o di carriera per via del gioco d'azzardo;

  10. Far conto sugli altri per reperire il denaro necessario a risolvere una grave situazione finanziaria determinata dal gioco;

Tale schema, previsto dal Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, è stato anche oggetto di critiche anche se sostanzialmente è stato mantenuto inalterato, ad eccezione del fatto che adesso si tende prendere in considerazione un periodo di soli 12 mesi, mentre prima non si tendeva ad esaminare un arco di tempo predefinito. In questo modo, chi ritiene di riconoscersi in almeno cinque di questi segnali ma in riferimento ad un periodo maggiore di un anno non deve ritenersi affetto da una sindrome da GAP.

Naturalmente, a prescindere dal numero dei segnali in cui ritenete di rientrare, se credete di avere un problema col gioco o se avete notato qualche anomalia legata al gioco nel comportamento di un amico o di un famigliare il consiglio migliore che possiamo darvi è di non perdere tempo facendo finta di ignorare la situazione: cercare di parlarne con uno specialista che saprà senza tema di smentita togliervi ogni dubbio e indicarvi la strada più appropriata da seguire.

Inoltre, è fondamentale ricordare che ogni soggetto malato è un soggetto bisognoso di un aiuto, quindi, se pensate di essere dei giocatori compulsivi, non abbiate alcun timore di rivolgervi ai vostri cari e a delle strutture specializzate, perché il loro supporto potrebbe risultare decisivo per la buona riuscita di un lungo cammino di riabilitazione che spesso rappresenta certo un percorso non semplice da affrontare, visto che il paziente dovrà combattere contro sé stesso sopprimendo degli impulsi provenienti dalla propria psiche e cui spesso si finisce col cedere in modo totalmente inconsapevole, pur sapendo di stare ferendo sé stessi e i propri cari.

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3.1 Come riconoscere un giocatore patologico: i sintomi e gli effetti

Secondo una ricerca condotta dall'IFC-CNR di Pisa, il giocatore tipo è di sesso maschile, con un titolo di studio di licenza media inferiore, fumatore. Secondo le stime, circa 17 milioni di italiani giocano, con una sempre più rilevante quota di adolescenti, fatto che ha giustamente fatto scattare l'allarme di molte associazioni impegnate nel sociale. A livello globale in Europa e in paesi come il Canada e gli Stati Uniti la percentuale di individui coinvolti in problemi di gioco patologico si aggira intorno all'1-2%, mentre questo dato sale fino al 5% se invece si prende in considerazione anche chi lamenta generici problemi col gioco d'azzardo.

Sia che si scommetta su eventi sportivi, si giochi a carte o alla roulette o a altri giochi, i problemi legati al gioco d'azzardo possono interferire con il lavoro e la vita di coppia, distruggendo le persone anche e soprattutto nella dimensione che meglio connota l'uomo rispetto agli altri esseri viventi: la socialità. Ovviamente le conseguenze si riverberano anche a livello finanziario, però per una guarigione è essenziale, innanzitutto, che chi è vittima di un tale disturbo non venga abbandonato a sé stesso, quando invece si assiste spesso a episodi di progressiva emarginazione probabilmente determinati da una sorta di “si salvi chi può”, per non essere coinvolti nella spirale di autodistruzione che attanaglia le vittime di questo subdolo male.

La gravità di questa patologia è tale che si può anche arrivare a compiere delle azioni che, in altri momenti, non si farebbero mai e che magari si è sempre viste come immorali o deprecabili. Tuttavia, è necessario prima sfatare alcune leggende metropolitane. Ad esempio, è un falso mito la credenza che un giocatore problematico debba necessariamente giocare ogni giorno: un giocatore può giocare anche ad intervalli irregolari ed incorrere negli stessi problemi di chi passa le giornate davanti a slot e video poker.

Un altro falso mito consiste nel ritenere che non si abbia un problema col gioco d'azzardo se si è in grado di affrontare autonomamente le spese per le giocate senza compromettere il proprio status economico, perché anche il solo passare molte ore della propria vita giocando può deteriorare la propria rete di relazioni amicali e parentali, portando via del tempo che ad esempio si potrebbe spendere insieme ai figli. Analogamente, infondata è la credenza in base a cui i giocatori problematici vengono spinti a giocare d'azzardo dai partner, anzi: dare la colpa dei propri comportamenti agli altri è uno dei tanti modi per evitare di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Infine, parimenti falsa è la convinzione che, se un giocatore contrae un debito, aiutarlo a restituire i soldi sia la cosa migliore da fare. Si tratta infatti di una soluzione di breve periodo, per così dire, e inoltre porta con sé la possibilità che ciò determini un peggioramento della situazione, in quanto il giocatore compulsivo si sentirà, come si suole dire, con le spalle coperte e magari penserà che se contrae un altro debito troverà sempre chi è disposto a risolvergli i guai sostenendolo anche finanziariamente.

La sindrome da gioco d'azzardo patologico è spesso definito come un male nascosto perché a differenza delle altre dipendenze (alcool, fumo, stupefacenti etc.) non si rilevano dei segni fisici tipici che possono condurre ad una diagnosi in modo certo. A ciò va aggiunto anche il fatto che spesso i giocatori tendono a negare recisamente o a minimizzare l'entità del loro problema e sono disposti a percorrere grandi distanze pur di giocare al riparo dagli sguardi dei propri conoscenti, mentendo sui propri spostamenti e muovendosi di nascosto senza avvisare neanche i più stretti congiunti.

Proprio la tendenza a mantenere un eccessivo riserbo riguardo alle proprie azioni, anche mentendo sulla quantità di denaro giocato, è uno dei principali sintomi ravvisabili in un giocatore patologico. E un atteggiamento di segretezza può all'improvviso fare capolino anche in merito alla situazione finanziaria, in modo da nascondere le perdite o l'improvvisa sparizione di risparmi. Un altro sintomo lo possiamo indicare nella difficoltà di tenere sotto controllo il tempo dedicato al gioco: spesso i giocatori problematici non riescono a lasciare il proprio posto senza aver prima dilapidato ogni somma a loro disposizione, incrementando progressivamente le puntate nel disperato tentativo di rifarsi delle perdite precedenti.

E in proposito un segnale molto grave è la tendenza a giocare anche quando non si ha del denaro a disposizione, utilizzando i soldi che dovrebbero normalmente servire a pagare le bollette, l'affitto o generi di prima necessità per i propri figli o le carte di credito. In questo modo, il giocatore si sentirà nella necessità di andare in cerca di un prestito, di vendere degli oggetti o anche di andare a rubare pur di ottenere del denaro. È un vero e proprio circolo vizioso perché ad un certo punto cominci a pensare che giocare d'azzardo è l'unico modo per risolvere i tuoi problemi, quando invece non fa altro che ricacciarti sempre più in fondo ad un tunnel.

Un'altra situazione che deve indurre ad alzare notevolmente il livello dell'attenzione è il crescente stato di preoccupazione e stress determinato nei familiari cui fa da contraltare però la tendenza del giocatore a non ascoltare i loro consigli, spesso ritenendolo un segno di debolezza. In questo modo però si finisce col minare in modo sovente irrecuperabile l'armonia familiare compromettendo per tutta la vita i rapporti con moglie e figli. Diciamo che se vogliamo raggrupparli in categorie esistono tre tipi di sintomi di gioco patologico: fisici, sociali e psichici.

Da un punto di vista fisico, un soggetto affetto da GAP può presentare gli effetti tipici degli stati ansiosi (tremori, palpitazioni) con una irrequietezza di fondo che si può accompagnare ad alterazioni dell'appetito, mal di testa e difficoltà a prendere sonno. Da un punto di vista sociale invece si nota invece la tendenza a rimanere da soli, vuoi perché il gioco tende ad assorbire la persona al punto da fargli trascurare quasi completamente le altre relazioni sociali, vuoi perché il soggetto malato viene percepito come un potenziale pericolo o come sgradevole e quindi da evitare.

Ovviamente tra i sintomi sociali rientrano tutti i danni che il gioco produce a livello finanziario e lavorativo e anche a livello morale. Tra i sintomi psichici rientrano ovviamente l'ossessione del gioco che diventa in pratica un pensiero fisso nelle menti dei giocatori, la falsa sensazione di essere in grado di controllare a piacimento l'esito dei giochi e di poter iniziare e smettere di giocare in qualsiasi momento, sbalzi di umore con alternanza tra fasi di irritabilità e nervosismo e fasi di apparente serenità e normalità, o ancora la tendenza ad alterare la realtà provando a minimizzare la reale entità delle perdite ed esagerando invece l'entità delle vincite.

Ovviamente, come nel caso delle dipendenze da sostanze stupefacenti o da alcolici, anche il gioco produce effetti come crisi di astinenza quando i soggetti provano a sottrarsi a questo vizio. Secondo recenti studi scientifici, infatti, il giocatore affetto da patologie legate al gioco d'azzardo ha nel proprio organismo livelli anomali di dopamina (un ormone prodotto dal cervello e coinvolto in numerosi processi legati al comportamento ed all'umore, viene infatti anche utilizzato nei trattamenti per la cura degli stati depressivi).

In particolare, i livelli di dopamina sono più alti rispetto ad un soggetto sano durante la fase che precede l'arrivo della ricompensa (cioè la vincita), tuttavia, quando il soggetto malato riesce a vincere il livello di dopamina è inferiore e pertanto la vincita non riesce a soddisfarlo pienamente ed è pertanto portato a continuare a giocare non avendo raggiunto un livello adeguato di soddisfazione, mentre generalmente la vittoria di un premio contribuisce progressivamente a far perdere ad un giocatore non malato ogni interesse verso il gioco.

A livello neurologico bisogna ricordare come anche l'ipotalamo (una sezione del cervello posta più o meno in mezzo ai due emisferi che è coinvolta direttamente nei processi di termoregolazione e di regolazione del sonno e dell'appetito) svolga un ruolo importante. È stato osservato infatti come in un soggetto che è affetto da una dipendenza il livello di attenzione riservato al gioco è molto più alto rispetto agli individui ritenuti normali. In pratica, il soggetto in preda ad una dipendenza tende a concentrare la propria esistenza sulla ricerca di un particolare stimolo neurologico, stimolo che nel nostro caso probabilmente solo il gioco d'azzardo è in grado di attivare.

Un altro fatto di cui tenere conto è la cosiddetta neuro-plasticità, vale a dire la capacità del nostro sistema nervoso di modificarsi autonomamente in risposta ad una serie di stimoli provenienti sia dall'interno che dall'esterno. In pratica, ciascun individuo, nel proprio percorso di vita, si trova a reagire nei confronti di un contesto ambientale e sociale producendo delle credenze che non sono altro che il suo modo di interpretare la realtà, ed è in base ad esse che le persone formulano le proprie decisioni e scelgono le azioni da intraprendere.

Il giocatore affetto da GAP, proprio in virtù di tale neuro-plasticità, si trova alle prese con delle alterazioni a livello cognitivo frutto di credenze che sono frutto di una distorta visione della realtà. Tali alterazioni si riverberano anche sul sistema nervoso centrale che pertanto subisce anch'esso delle alterazioni, rendendo in tal modo più arduo ogni intervento volto a curare il giocatore problematico poiché ha ormai maturato un sistema di credenze che rende difficoltosa la percezione della reale gravità del proprio male e lo spinge anzi a rifiutare di collaborare o a non chiedere nessun aiuto in quanto il proprio problema non è percepito come tale.

In psicologia a tal proposito si parla di “disturbi relativi al controllo degli impulsi”, vale a dire di patologie che si caratterizzano per la presenza ripetuta di atti non volontari in quanto sfuggono al controllo del soggetto che, anzi, prova delle sensazioni di euforia quando li compie, come se assecondasse un impellente desiderio fisico.

Un esempio di questo tipo di disturbi lo si può individuare nella dipendenza da internet, e considerando l'enorme diffusione che sta conoscendo il fenomeno delle sale da gioco sul web potremmo concludere che tale patologia ha probabilmente più di una correlazione col gioco patologico. In conseguenza di ciò, ogni intervento che mira a riabilitare deve pertanto tenere in considerazione che la resilienza al trattamento è dovuto anche a fattori neuro-psicologici e cercare quindi di porre un freno a tale sistema di credenze, tentando anche di sostituirle con delle nuove.

La delicatezza della situazione di chi ha un problema col gioco è esemplificata anche da un dato: i tentativi di suicidio nei giocatori patologici sono di ben quattro volte superiori rispetto a quelli relativi alla popolazione normale e secondo un'altra statistica addirittura un giocatore patologico su cinque arriva a tentare il suicidio, un dato che è il più alto tra i soggetti alle prese con una dipendenza. Del resto non è un caso se lo Stato del Nevada (dove il gioco d'azzardo è legalizzato da decenni) negli Stati Uniti d'America presenta i più alti tassi di suicidio di tutta la nazione. In ogni caso, quando i giocatori cominciano a sentirsi senza speranze il rischio di suicidio diventa sempre maggiore, quindi è della massima importanza prendere ogni segnale, anche il più flebile, con estrema serietà e rivolgersi immediatamente a delle strutture o delle persone qualificate.

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3.2 I contributi della teoria psicologica e psicanalitica: da Freud a Custer

Salta quindi agli occhi il fatto che dietro la compulsione del gioco d'azzardo ci possono essere anche motivi legati alla psiche e non a caso molti teorici della psicologia anche del passato hanno affrontato questa tematica. Ad esempio Freud, unanimemente ritenuto il padre della moderna psicologia, si occupò di gioco d'azzardo esaminando il caso del celebre scrittore russo Dostoevskij che venne definito vittima di gioco compulsivo determinato dal trauma vissuto a seguito della morte del padre.

I contributi teorici non mancano e in proposito segnaliamo quello che forse ha dato il maggiore slancio per la comprensione di questo disturbo: lo scienziato sociale Robert Custer ha infatti dato vita ad un modello che è stato preso a riferimento da molti degli studi successivi. Il teorico americano, infatti, tracciò una schema secondo cui il giocatore attraversa tre distinte fasi: la fase vincente, la fase perdente e la fase della disperazione. La prima fase è caratterizzata dall'euforia, spesso coincide con la realizzazione di una consistente vincita che fa sentire il giocatore in grado di spaccare il mondo e di vincere a ripetizione.

Solitamente in questa fase il giocatore è un giocatore occasionale che conosce un incremento della propria attività di gioco, sia a livello di tempo dedicato sia a livello di quantità di denaro speso. È una fase che potremmo definire l'inizio della fine, in quanto è durante essa che il giocatore patologico entra nella spirale che si svilupperà in modo completo nelle fasi seguenti.

Nella seconda fase, infatti, il giocatore è assimilabile a un tossicodipendente: il gioco diventa una (se non l'unica) delle sue ragioni di vita, assorbe quasi completamente tutto il suo tempo e quando non gioca non fa che pensare alle partite passate e future, coprendo con menzogne il proprio vizio, facendo tutto il possibile per reperire i fondi necessari al gioco, azioni criminali comprese. Il soggetto è a questo punto a tutti gli effetti un malato, e presenta anche i primi segni psico-fisici, con disturbi dell'umore e del sonno. Si assiste al cosiddetto fenomeno del chasing, vale a dire il continuo giocare nella convinzione che questa rappresenti l'unica strada per ripianare le perdite. Subentra così la terza e ultima fase, quella della disperazione.

In essa, il giocatore è ormai quasi totalmente emarginato, abbandonato dagli affetti, magari anche in preda ad altre dipendenze come alcolici e droghe, con un alto rischio di tentativi di suicidio. È in queste situazioni che i giocatori compulsivi si rendono conto della gravità della loro condizione e si decidono a muovere i primi passi verso un percorso di cura.

Tale percorso di cura è suddivisibile in tre ulteriori fasi: la fase critica, in cui il giocatore si decide a cercare aiuto e inizia in modo convinto a interrompere la propria attività di gioco, la fase di ricostruzione, che coincide con i tentativi volti a ricostruire i legami familiari precedentemente compromessi e con un generale miglioramento a livello psichico in seguito ad una maggiore serenità acquisita grazie alla consapevolezza di aver imboccato la via d'uscita dal tunnel, e la fase di crescita, che consiste in un progressivo superamento dei problemi col gioco attraverso l'avvio di un nuovo stile di vita. Custer, inoltre, nella sua indagine individua anche sei tipologie di giocatore:

  1. il professionista, che usa il gioco come un lavoro e riesce sempre a mantenere un certo auto-controllo sull'attività di gioco;

  2. l' antisociale, che potremmo definire più che altro un baro;

  3. il sociale casuale, che gioca solo ed esclusivamente per divertimento e per socializzare;

  4. il sociale severo, che non ha altri hobby che non siano il gioco d'azzardo ma che comunque mantiene sempre un certo self control senza lasciarci trascinare nel vortice del gioco compulsivo;

  5. il nevrotico, che gioca per controbilanciare un malessere psico-fisico, è un giocatore compulsivo ma non si può ancora definire come affetto da una dipendenza;

  6. e infine il compulsivo vero e proprio, per il quale il gioco d'azzardo è al centro di tutto e finisce con lo spodestare qualunque altra attività che in precedenza occupava la vita del soggetto in questione.

Altri studi più recenti hanno invece indagato il fenomeno del gioco online e hanno sottolineato un aspetto molto grave, cioè l'elevata percentuale di giocatori in età adolescenziale: i giovani, infatti, rappresentano la fascia di popolazione che più di altre si trova a proprio agio con l'utilizzo dei computer e, d'altra parte, rappresentano il gruppo più a rischio per via della delicata fase che si trovano ad attraversare.

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3.3 Il South Oaks Gambling Screen: cos'è e a cosa serve

Sempre a livello di studi teorici, è importante il contributo offerto da Lesieur e Blume, autori del cosiddetto South Oaks Gambling Screen, ovvero un vero e proprio test che inizialmente veniva utilizzato solo in ambiente clinico ma che col tempo è stato utilizzato anche per evidenziare il gioco patologico nella popolazione comune. Si tratta di un questionario composto da 20 domande che toccano argomenti concernenti le abitudini di gioco, come i giochi preferiti dall'intervistato, il tempo dedicato al gioco o le relazioni con i familiari. Ogni risposta contribuisce a determinare il punteggio finale e generalmente un punteggio di 3 o 4 punti viene considerato un indizio di potenziali problemi col gioco, mentre un punteggio che va da almeno cinque a nove è solitamente ritenuto sufficiente per dichiarare la presenza di un grave problema col gioco.

Tale questionario è stato soggetto anche a critiche a causa dell'alto numero di falsi positivi e col tempo si è affermato l'orientamento di non considerarlo, da solo, un elemento sufficiente ad effettuare una diagnosi certa al 100%, sia perché per esigenze di sintesi tale schema è stato soggetto a semplificazioni sia perché, essendo un questionario di autovalutazione, bisogna sempre fare i conti con la capacità del giocatore di rispondere obiettivamente e non è detto che un soggetto alle prese con una dipendenza sia in grado di fornire delle risposte attendibili visto che è sempre presente il rischio che il paziente sia ancora nella fase della negazione.

Tale strumento tuttavia presenta degli innegabili vantaggi in quanto può coadiuvare uno specialista nel diagnosticare un disturbo, pertanto se sospettate di soffrire di un disturbo legato al gioco e volete tentare a formulare tale questionario vi consigliamo, a prescindere dall'esito positivo e negativo che da esso può scaturire, di non cadere in facili allarmismi ma di ricorrere al consulto di professionisti specializzati nel trattamento di tali patologie.

Un altro elemento della massima importanza consiste nel fatto che anche chi ha sempre avuto un rapporto responsabile e distaccato col gioco può cadere vittima di una ludopatia, quindi nessuno deve sentirsi al completo riparo e mostrare atteggiamenti come “a me una cosa del genere non potrà mai succedere” perché invece capita spesso che all'origine di una compulsione vi siano dei traumi provenienti dall'esterno, come l'improvvisa perdita del lavoro o un clima di tensione col partner o con i familiari in genere.

Il verificarsi di un particolare evento traumatico, infatti, potrebbe generare delle ansie o una situazione di stress, o ancora una sensazione di vuoto (pensiamo ad esempio a quale sconvolgimento interiore potrebbe essere determinato dalla perdita improvvisa di un caro) che anche chi è sempre stato un giocatore responsabile potrebbe pensare di riempire con il gioco.

È il classico caso di chi trova in questo vizio un modo per evadere le pressioni e dimenticare le delusioni della vita quotidiana. Esistono poi una serie di possibili pressioni ambientali determinate ad esempio da situazioni professionali: alcuni tra i soggetti più a rischio sono infatti quelli che lavorano nelle case da gioco (quindi croupier o altri tipi di addetti) e che quindi sono costantemente a stretto contatto con tavoli verdi e macchinette mangiasoldi.

In questi casi, la cosa più importante da tenere a mente come un imperativo categorico di kantiana memoria è che è necessario tenere distinte la vita professionale dalla vita personale, mantenendo il self control per non generare una sorta di effetto di confusione a livello interiore che potrebbe portare ad un'immagine distorta della realtà.

Tale visione distorta, come abbiamo visto, è una delle principali ragioni dell'insorgenza del disturbo da Gioco d'Azzardo Patologico in quanto porta a considerare un fatto normale il porre al centro della propria esistenza il tempo da dedicare al gioco e la spesa di somme sempre più alte alla speranzosa ricerca di un appianamento delle perdite e dei debiti contratti: una speranza che, come ben sanno tutti quelli che sono finiti in fondo a questo tunnel, finisce sempre col rimanere disattesa.

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3.4 Una speranza per tutti i giocatori patologici: i programmi di cura riabilitativa e le altre forme d'aiuto per il giocatore compulsivo. Descrizione del Ce.s.te.p., dei Giocatori Anonimi e delle altre associazioni, le campagne di gioco responsabile, i forum su internet, le politiche adottate dai casinò in fatto di gioco responsabile

Dopo questa breve disamina, proviamo a portare anche una ventata di ottimismo. Il gioco d'azzardo patologico è una malattia, ma si può sconfiggere. Occorrono dedizione, forza di volontà e un periodo di tempo variabile, ma sono tanti i casi di persone che hanno visto coi propri occhi il fondo del baratro e ciononostante sono riusciti a completare la risalita, tornando ad uno stile di vita normale e riacquistando la serenità perduta, obiettivi che talvolta la disperazione e magari anche uno stato depressivo vengono visti come irraggiungibili chimere.

Se prendiamo nuovamente in esame il modello elaborato da Custer, noteremo che la fase conclusiva dell'evoluzione del gioco d'azzardo patologico coincide con il momento in cui il giocatore acquista coscienza del proprio problema e si rivolge ad un aiuto esterno al fine di porsi su un cammino di riabilitazione. Salta sicuramente subito all'occhio come un elemento essenziale di tale passo risiede nella spinta interiore: vale a dire, ciascun giocatore patologico ha un problema ma non tutti riescono ad diventarne consapevoli.

Senza questa presa di coscienza, ogni tentativo di guarigione è come una strada di una salita ripidissima. Se invece il giocatore è intimamente convinto della necessità di dover cambiare registro il suo percorso di cura ne sarà senza dubbio agevolato. La dipendenza, sotto qualunque forma essa si presenti, è in effetti un male che genera in chi ne è soggetto la tendenza a ridimensionare la portata del problema, se non a negarlo del tutto.

Proprio per questi motivi, non bisogna affatto trascurare gli aspetti motivazionali e fornire in modo costante un supporto morale all'ammalato che, soprattutto nelle fasi iniziali, dovrà cimentarsi in una sorta di conflitto contro sé stesso in quanto dovrà far prevalere la voglia di liberarsi della compulsione da gioco d'azzardo sopprimendo invece l'istinto, spesso preponderante, di tornare a giocare. Vediamo adesso come si articolano i programmi di riabilitazione. Generalmente, si privilegia una terapia che combina gli interventi a livello cognitivo e comportamentale.

In altre parole, come abbiamo visto in precedenza, poiché il gioco è un comportamento determinato da una distorta visione della realtà, è necessario intervenire su tale visione lavorando sul sistema di credenze dell'individuo malato, in modo tale da far scattare una sorta di interruttore: se prima il giocare in modo smodato veniva percepito come una cosa normale che generava un alto grado di soddisfazione unitamente ad una sensazione di benessere, il terapeuta deve invece essere in grado di ribaltare questa visione cercando di ripristinare il corretto orientamento.

È necessario quindi che il soggetto malato percepisca l'incongruenza delle proprie idee in merito al gioco, innescando un nuovo processo di apprendimento che consenta di assorbire delle cognizioni più corrette. Come è naturale che sia, le azioni di ogni uomo si manifestano in seguito a degli impulsi generati a livello cerebrale, quindi se si interviene favorendo la formulazione di nuove opinioni relativamente ad un determinato argomento (il gioco, nel nostro caso) il contenuto di questi impulsi e quindi anche le susseguenti azioni cambieranno.

Non bisogna comunque dimenticare l'importante ruolo svolto da un approccio positivo improntato all'ottimismo: chi soffre di GAP non di rado ha assistito alla lacerazione della propria sfera affettiva e lavorativa quindi non è infrequente trovarsi di fronte a pazienti fortemente sfiduciati e demoralizzati o, nei casi più gravi, alle prese anche con gravi problemi di depressione, motivo in più per trattare tali soggetti con tutte le cautele del caso.

C'è da dire che comunque ogni approccio terapeutico deve essere tarato in base alle caratteristiche individuali perché non tutti i pazienti hanno lo stesso vissuto e quindi non tutti hanno avuto le medesime esperienze. In genere, proprio per queste ragioni si parte con una serie di colloqui, atti a comprendere qual è il profilo motivazionale del paziente. È probabile che il giocatore patologico nel periodo iniziale venga ricoverato, questo anche per facilitare il distacco dalle sue abitudini di gioco allontanandolo dai luoghi che solitamente frequenta e che potrebbero indurlo a continuare a giocare.

Le terapie possono includere colloqui di gruppo in cui condividere la propria esperienza e incontri con il nucleo familiare o il partner, il cui supporto rappresenta sicuramente un fattore di successo insostituibile. Generalmente la riabilitazione si articola in tre tappe: nella fase denominata del "Non posso” l'individuo è spinto a raggiungere una situazione di totale allontanamento dal gioco, al fine di far diminuire gli stimoli al gioco e ridurre sempre più la voglia di giocare. Il giocatore entra così in una fase di astensione che lo proietta in una dimensione nuova in quanto inizia a guardare al gioco con uno sguardo differente.

Il momento successivo è denominato “Non devo”, in cui il giocatore dopo un periodo in cui si è astenuto dal gioco prende coscienza dei progressi fatti e del fatto che si può vivere benissimo anche senza darsi all'azzardo. Infine, si arriva alla fase cosiddetta del “Non voglio”, in cui il giocatore completa il proprio recupero ed il gioco d'azzardo non è più al centro della propria vita. In tale fase il giocatore torna ad apprezzare le relazioni familiari ed amicali e torna in una condizione di tranquillità che sembrava perduta in modo irrimediabile.

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3.4.1 Il Ce.s.te.p. e il caso della Svizzera

In certe strutture (come ad esempio il Ce.s.te.p., un centro situato in Lombardia, nei pressi di Como, che si occupa di riabilitazione da vari tipi di dipendenze) è prevista anche la fornitura di assistenza legale e la realizzazione di un piano per il rientro dai debiti contratti per finanziare l'attività di gioco. È prevista anche l'assistenza per la redazione di una lettera di auto-diffida dai casinò, vale a dire un documento con cui il giocatore stesso, preso atto dei propri problemi, chiede ai gestori di impedirgli l'accesso alle sale da gioco.

È sicuramente un passo importante ed in merito dobbiamo registrare come ancora una volta il nostro legislatore si trovi in una posizione di arretratezza rispetto ad altre realtà, come ad esempio la Svizzera. Nella Confederazione Elvetica, infatti, ciascun casinò offre la chance ai propri clienti di effettuare un colloquio con uno specialista al fine di stabilire se sia opportuno o meno presentare la suddetta lettera di auto-diffida che è uno strumento previsto per legge e quindi istituzionalizzato, a differenza di quanto avviene da noi.

È possibile inoltre stipulare un accordo sul numero di visite massime mensili e anche un coniuge può presentare ai gestori una lettera di segnalazione con cui chiedere l'esclusione dai servizi offerti dalla sala da gioco. Si tratta sicuramente di uno strumento molto interessante perché oltre ad ostacolare in modo fattivo il reiterarsi di episodi di gioco compulsivo, tale misura responsabilizza anche i gestori del casinò che in questo modo dovranno adeguarsi a degli obblighi di legge e fornire quindi tutta la collaborazione necessaria per tenere lontano dai propri locali chi manifesta l'intenzione di guarire da una grave patologia come il GAP.

Non è un caso, infatti, che molti casinò italiani seguendo l'esempio dei colleghi stranieri abbiano autonomamente introdotto dei meccanismi di autoesclusione e l'auto-diffida proprio perché anch'essi hanno avuto percezione della gravità del problema e hanno quindi scelto di fare qualcosa di importante per collaborare con la comunità.

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3.4.2 Gli strumenti predisposti dal Servizio Sanitario Nazionale: i SerT

Un'altra struttura che potrebbe tornare utile a chi sviluppa una compulsione legata al gioco d'azzardo è rappresentata dai SerT, vale a dire i Servizi per le Tossicodipendenze. Ovviamente non bisogna farsi ingannare dal nome e dalla fama che queste strutture hanno acquisito col tempo, in quanto tali enti hanno sì a lungo operato nell'ambito della riabilitazione dei soggetti alle prese con una dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcolici, ma negli ultimi tempi hanno notevolmente ampliato lo spettro delle proprie competenze, dei propri strumenti e delle professionalità che sono in grado di offrire e pertanto costituiscono un'alternativa validissima oltre che gratuita (non è prevista la corresponsione neanche del ticket sanitario, per intenderci).

Un altro dei vantaggi che tali istituti comportano riguarda il fatto che l'accesso non è mediato da alcun soggetto, non è infatti necessaria alcuna richiesta del medico curante e ciò costituisce inoltre un'ulteriore garanzia di riservatezza, obbligo che comunque i medici sono sempre tenuti ad osservare.

Il paziente che fa ricorso al supporto di un SerT può avvalersi di un team qualificato di esperti tra cui medici, infermieri e psicologi specializzati in varie branche. Generalmente il percorso di cura si articola in una serie di colloqui individuali e di gruppo. L'approccio tende quindi ad essere prevalentemente di tipo psicologico e di solito nelle riunioni è prevista anche la presenza di partner o familiari che, del resto, svolgono un ruolo fondamentale in quanto sono le persone che meglio di altri conoscono il paziente e sono coloro che passano più tempo insieme ad esso, quindi con la loro presenza potrebbero facilitare il compito del personale medico.

Oltretutto, la partecipazione dei parenti alle riunioni aiuta anche a responsabilizzare quest'ultimi e a sviluppare in essi la consapevolezza delle mosse da compiere per agevolare il percorso di cura del paziente che in tal modo potrà godere di assistenza anche al di fuori delle mura del centro di riabilitazione, contribuendo a diminuire il rischio di possibili ricadute. Tuttavia, vista la possibile presenza nel paziente di sindromi depressive, non è raro assistere alla somministrazione di farmaci deputati alla stabilizzazione dell'umore e per curare le varie forme di stress nervoso.

Un altro fattore di successo di queste strutture consiste nel fatto che esse, appartenendo all'apparato del Servizio Sanitario Nazionale, sono molto diffuse sul territorio nazionale e sono presenti praticamente in ogni comune italiano, è quindi estremamente facile trovarli e chiedere il loro aiuto.

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3.4.3 I Giocatori Anonimi e GAM - ANON

Sulla base della fortunata esperienza degli Alcolisti Anonimi (associazione che nacque negli Stati Uniti addirittura negli anni '30 del secolo scorso e che con gli anni si è diffusa praticamente in tutto il mondo avendo conosciuto un ottimo successo sia a livello di popolarità sia a livello di traguardi raggiunti, perché moltissimi sono stati i casi di persone che effettivamente hanno superato e sconfitto i loro problemi di dipendenza grazie all'attività svolte in questi gruppi), si è dato vita ad un'analoga forma di supporto per i soggetti alle prese con situazioni di gioco compulsivo e sono nati così i Giocatori Anonimi.

Il presupposto di queste esperienze consiste nella consapevolezza del fatto che un giocatore patologico che ha sconfitto la propria dipendenza porta con sé un insostituibile bagaglio di cognizioni e di esperienze personali che possono rivelarsi fondamentali per aiutare altri individui (oseremmo dire, altri compagni di sventure) che si trovano nelle medesime condizioni. Cominciamo col dire che Giocatori Anonimi è una realtà molto radicata e diffusa sul territorio italiano (è presente, infatti, in 14 regioni da nord a sud, con oltre ottanta centri a disposizione di tutti).

I servizi offerti da questa associazione (che si fregia tra l'altro di essere totalmente avulsa da ogni credo politico o fede religiosa) sono totalmente gratuiti e non verrà quindi richiesto nessun pagamento a chi decide di usufruire dell'aiuto offerto. Ovviamente, chi entra in questi gruppi avrà la totale protezione dell'anonimato e nessuna informazione personale verrà mai divulgato se non dall'interessato stesso o con il suo consenso. Il metodo adottato dai Giocatori Anonimi è molto famoso: i membri di ciascuna sezione s'incontrano periodicamente e raccontano le proprie esperienze e le proprie sensazioni, descrivendo i progressi compiuti (cioè i giorni di astensione dal gioco).

In questo modo, ciascun giocatore patologico si rende conto in prima persona della possibilità di trovare una via d'uscita e comincia a guardare al futuro con un occhio più ottimista e un atteggiamento più positivo, perché si accorge che i suoi colleghi fanno dei passi avanti nella lotta contro la dipendenza e capisce che anche per lui, seguendo il loro esempio, esiste una via d'uscita. In pratica, si innesca una sorta di training autogeno, anche in considerazione del fatto che in questi gruppi non vi sono psicologi o personale medico. Bisogna assumere come punto di partenza il fatto che il giocatore compulsivo nella maggior parte dei casi è vittima innanzitutto della propria stessa reticenza che lo spinge a negare di avere un problema.

Frequentando, invece, le riunioni di questi gruppi, il giocatore riesce ad infrangere il muro dell'incomunicabilità e si apre al mondo esterno perché prende coscienza dei propri guai attraverso i racconti degli altri. Vero è che ogni esperienza individuale ha sempre le proprie peculiarità e raramente è identica alle altre, però in tutti i casi è sempre possibile estrapolare un comune denominatore che le rende paragonabili ed assimilabili.

Non va dimenticato inoltre il fatto (tutt'altro che secondario) che i membri di queste comunità finiscono con lo stringere dei rapporti a volte molto stretti perché si diffonde la sensazione di essere tutti sulla stessa barca e quindi si finisce col sostenersi reciprocamente, anche e soprattutto moralmente. Come raccontano alcune testimonianze di ex giocatori patologici, il clima di queste riunioni è molto intimo perché ci si trova a raccontare il proprio vissuto senza l'assillo di venire giudicati apriori o di cadere vittima dei tanti pregiudizi cui spesso la gente comune si lascia andare quando sente parlare di persone con problemi col gioco d'azzardo.

Pian piano, si passa da una situazione in cui ciascun membro è un'isola, vale a dire un'entità sganciata da tutto, ad una condizione in cui si diventa una parte essenziale di un gruppo che si muove non come la sommatoria di tante individualità ma come una cosa sola. Ciò è facilitato anche dall'assenza di scale gerarchiche, tutti sono uguali e sono liberi di esprimersi in una condizione di totale anonimato, perché il contenuto delle riunioni non deve mai trapelare all'esterno.

Questi gruppi sono portatori di sani valori ormai quasi perduti come la solidarietà reciproca, l'onestà, l'umiltà e la coesione. Fondamentale è inoltre il ruolo svolto dai cosiddetti 12 passi, ovvero un insieme di precetti già in uso presso i gruppi di Alcolisti Anonimi che guidano i soggetti membri nella riscoperta di sé stessi e nel percorso di cura.

I 12 passi rappresentano dei suggerimenti per l'inizio di una vita nuova, per imprimere una svolta netta al proprio percorso e toccano vari argomenti, come l'ammissione dei propri torti e della propria impotenza al cospetto dell'oggetto della propria dipendenza (in questo caso, il gioco), il riconoscimento dell'esistenza di un potere superiore che può guidare le persone nella risoluzione dei propri problemi, la costruzione di un inventario delle proprie malefatte e delle persone cui si è arrecato del male.

Sulla base di ciò, il paziente è invogliato a prendere le distanze dal suo passato ponendo in essere dei comportamenti più virtuosi improntati a sentimenti di riscatto personale e di riconciliazione con la vita e con i propri cari, cui si è probabilmente regalato sofferenza e dolore. E proprio per venire in soccorso di parenti e amici di giocatori patologici sono sorti anche dei gruppi come GAM-ANON, presente in 12 paesi e operante da anni al fianco di tutti quei soggetti che patiscono gli effetti derivanti dalla presenza di un giocatore compulsivo in famiglia.

Chi vive sotto lo stesso tetto di un individuo affetto da GAP è infatti soggetto a gravi forme di stress nervoso e a traumi di varia natura, pertanto il supporto di una associazione può avere solo effetti benefici e può, oltretutto, contribuire a formare un corretto atteggiamento nei confronti del giocatore e magari illustrare anche i modi con cui convincere il parente a intraprendere un cammino terapeutico: Giocatori Anonimi e GAM-ANON, infatti, pur essendo due entità distinte e separate, oltre ad essere impegnate su fronti simili si trovano a collaborare e non mancano i casi in cui le due associazioni si trovano a tenere riunioni nei medesimi locali (in stanze diverse, naturalmente), quasi a voler ribadire la complementarietà delle rispettive funzioni.

È senza dubbio un modo molto efficace per coinvolgere anche le famiglie nel percorso di recupero intrapreso dal giocatore patologico, oltre che un ottimo mezzo per alleviare lo stress determinato dalla convivenza con una persona con gravi problemi.

Il nucleo familiare, come mostrano numerosi studi, è, infatti, l'ambiente più colpito in assoluto perché si palesano problemi economici oltre che esistenziali che possono condurre a esiti disgregativi come separazioni o addirittura il divorzio. Un capitolo a parte con tutta probabilità andrebbe poi dedicato alla condizione delle vittime più innocenti, ovvero i bambini: i figli di genitori con problemi di gioco d'azzardo portano sempre i segni di una situazione familiare molto precaria e traumatica, con problemi comportamentali che possono sfociare in un'estrema irrequietezza o, all'estremo opposto, nella tendenza all'isolamento e nella difficoltà a manifestare un comportamento estroverso per la paura di venire discriminati a causa dei problemi familiari.

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3.4.4 Giocaresponsabile.it, la FeDerSerD e i falsi miti sul gioco d'azzardo

Un'altra chance di aiuto è costituita dal sito giocaresponsabile.it. Tale sito web è, infatti, sviluppato in collaborazione con la FeDerSerD, ovvero la Federazione Italiana degli Operatori dei Servizi delle Dipendenze che comprende la bellezza di oltre 1500 operatori del settore dei SerD.

Oltre a fornire una vasta e dettagliata serie di informazioni relative ai segnali che dovrebbero mettere in allarme sulla presenza di un problema di dipendenza, sul modo in cui si evolve la patologia e sugli effetti psicologici e fisici che essa può determinare, è presente un'interessante sezione concernente lo sfatamento di alcuni miti molto diffusi all'interno della comunità dei giocatori, come l'esistenza di macchinette più fortunate di altre o che in base a qualche astruso ragionamento “devono far vincere”, o il fatto che i negozianti o i gestori delle salette siano in grado di influenzare l'esito delle giocate manovrando le opzioni delle slot, o ancora il fatto che continuare a giocare a dispetto delle perdite sia un modo efficace per riuscire a recuperare le somme spese.

Un altro falso mito è ad esempio la credenza che una macchina che ha appena concesso una forte vincita sia, per così dire, destinata a “raffreddarsi” e a non elargire vincite per un certo periodo di tempo, così come il fatto che lo sfiorare una forte vincita sia un preavviso del suo arrivo. Legate invece ad un erronea od insufficiente comprensione della legge delle probabilità sono invece le credenze in base a cui per determinati giochi sia possibile diventare un bravo giocatore e quindi portare a casa delle vittorie o, ancora, il fatto che dei numeri ritardatari debbano per forza uscire in una delle imminenti estrazioni.

Come abbiamo già detto, per giochi come slot machine, roulette o video poker (per citare solo i più diffusi) l'esito di ciascuna partita è regolato dal caso, è possibile quindi fornire una previsione basata su un ragionamento probabilistico ma non è mai possibile avere la sicurezza al cento per cento di come andrà a finire una giocata, quindi i casi che abbiamo citato sopra rappresentano delle autentiche leggende metropolitane che mancano assolutamente di essere suffragate dai fatti e che, anzi, possono facilmente essere smentite con un approccio più scientifico e ragionato.

In aggiunta, giocaresponsabile.it fornisce un servizio di consulenza rivolto sia ai giocatori sia ai parenti che ai loro conoscenti. Avvalendosi del contributo di esperti qualificati, il team di giocaresponsabile.it offre la chance di ottenere tutta l'assistenza e l'informazione di cui si necessita attraverso il numero verde 800 921 121 e attraverso un servizio di live chat, il tutto nel pieno anonimato e in modo totalmente gratuito.

Infine, è disponibile anche un test di autovalutazione simile al South Oaks Gambling Screen adottato da altri enti, il cosiddetto Canadian Problem Gambling Index che in base ai test clinici è risultato essere più affidabile e meno suscettibile di falsi positivi.

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3.4.5 Le iniziative della comunità e il Codice di Condotta AAMS

Tra le tante iniziative spontanee della società civile che si allarma per il dilagare di un fenomeno molto grave come il gioco patologico, segnaliamo ad esempio l'esperienza del sito senzaslot.it. Si tratta di un'idea nata in seno ad alcuni privati cittadini del comune di Pavia, città che detiene il triste record di una media di una slot ogni 110 cittadini.

Sostanzialmente, questo progetto sorge dalla volontà di dare un segnale forte sia alla gente comune che alle istituzioni e chi vi aderisce s'impegna a non frequentare i locali pubblici (quindi bar e altri tipi di attività commerciali) che ospitano slot machine e altri dispositivi rivolti al gioco d'azzardo. Ben presto, molti esercenti hanno deciso di aderire all'iniziativa promossa dal gruppo e hanno scelto di rinunciare a facili entrate (e con la crisi economica che impazza non è certo un sacrificio di poco conto) pur di far del bene alla comunità: stiamo parlando di ben 2000 esercizi in tutta Italia.

Questa anomala ma significativa forma di protesta assume rilevanza anche per un altro semplice elemento: per chi ha un problema grave col gioco d'azzardo è molto facile incorrere in ricadute anche dopo un lungo periodo di astensione e quindi, per la buona riuscita del percorso di riabilitazione, non è per nulla salutare la presenza di continue tentazioni. È anzi avvilente sapere che una persona qualunque si trovi nella condizione di non poter frequentare un locale pubblico a causa della propria malattia.

Un ulteriore possibile freno al gioco è fornito dall'adesione da parte dei casinò online al Codice di Condotta AAMS ed alle campagne di Gioco Responsabile. I casinò presenti sul web devono infatti impegnarsi ad impedire ogni accesso ad utenti minori di anni 18 e svolgere un'importante opera di formazione ed informazione dei propri dipendenti in merito al gioco responsabile e sulle modalità di supporto per i giocatori in cerca di assistenza.

Inoltre, le sale da gioco multimediali consentono l'accesso solo agli utenti che hanno impostato tramite il proprio profilo dei limiti riguardanti l'ammontare massimo di somme versabili sul proprio account ed in alcuni casi sono previsti dei meccanismi di auto – esclusione con cui il giocatore può chiedere che gli venga impedito l'accesso per un periodo di tempo prestabilito o, nei casi più gravi, anche definitivamente richiedendo la cancellazione del profilo registrato e il rifiuto di nuove eventuali registrazioni.

I casinò, in aggiunta, diffondono anche informazioni sui programmi di recupero e contengono dei link che rimandano ai siti di importanti organizzazioni che assistono i malati di ludopatie. Una di queste è gamblingtherapy.org, affiliata ad una celebre associazione britannica e attiva anche nel nostro paese. La particolarità di questo gruppo consiste nel fatto che vengono organizzate riunioni di gruppo online, in questo modo si possono affrontare in modo specifico i problemi di chi ha sviluppato la propria dipendenza davanti allo schermo di un computer perché è possibile trovare altre persone con le medesime problematiche.

Come dunque abbiamo visto da queste breve e, per forza di cose, non esaustiva rassegna, chi si dovesse trovare in una situazione difficile a causa del gioco d'azzardo non deve sentirsi abbandonato da tutto e tutti, non deve lasciarsi andare come se non avesse alcuna speranza di risalire la china e tornare a ritrovare la serenità perduta.

Le strade per uscire dal cul de sac in cui ci si è insinuati non mancano, basta solo cercarle ma soprattutto basta lasciar maturare dentro di sé un genuino sentimento di rivincita non più rivolto verso le somme perse, ma diretto verso una forma di riscatto personale dalla propria dipendenza, la miglior forma di vittoria possibile per un ex giocatore patologico ed il miglior jackpot cui si possa ambire, a patto che prima si giunga alla consapevolezza che giocare in modo smisurato è un grosso guaio all'origine di tanti dei propri mali ma che è possibile sconfiggere con l'aiuto dei propri cari e se necessario anche di professionisti del settore.

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3.4.6. Internet come fonte di informazioni e prevenzione: il ruolo dei forum, dei blog, una mini-guida di orientamento sui social network

Internet in ogni caso è anche un miniera ricca di utili informazioni. Come è possibile notare attraverso una semplice ricerca su Google (o, se preferite, su altri motori di ricerca), sono molti infatti i forum di discussione dedicati al gioco d'azzardo ospitanti anche sezioni rivolte a chi ha problemi di GAP. Ad esempio, anche il sito casino2k.com (pagina web dedicata all'informazione a tutto tondo nel campo del gioco d'azzardo via internet) contiene un forum frequentato da appassionati di gambling online ed è un ottimo punto di partenza sia per tutti quelli che vogliono farsi un'idea sui vari aspetti di questo fenomeno sia per chi invece ha iniziato ad accorgersi di avere un problema a controllare il proprio rapporto coi giochi. Il forum in questione, infatti, contiene una sezione denominata “Gioco responsabile e dipendenza dal gioco”.

In essa è possibile leggere numerose testimonianze di altri utenti che sperimentano (o che hanno sperimentato) patologie connesse col gioco d'azzardo. Tra i tanti, il dato che sorprende più di altri, oltre al numero delle persone che riferiscono di aver avuto problemi col gioco, è senza dubbio la conferma in prima persona del fatto che molti ex giocatori si sono ad un certo punto accorti di avere imboccato un percorso di auto-distruzione che stava demolendo la propria vita e quella dei propri cari, in cui il gioco aveva spodestato tutti gli interessi e tutti gli impegni. Molti utenti in pratica raccontano che la loro precedente esistenza era stata stravolta, quasi cancellata, da una nuova vita in cui si trovava posto solo per il gioco: all'infuori di esso, non esisteva nient'altro.

Frequentare questi luoghi non rappresenta ovviamente la soluzione a tutti i propri mali, ma costituisce un mezzo per confrontarsi con altre persone che hanno passato dei brutti momenti per le stesse ragioni, per condividere le proprie sensazioni e ricevere un appoggio morale che spesso non si trova il coraggio di chiedere per timidezza o per vergogna o perché si teme il giudizio altrui.

Un utente del forum di casino2k.com con un passato di ludopatia, in particolare, ha deciso di mettersi al servizio della comunità e ha così dato vita ad un blog (http://hemingzeroazzardo.blogspot.it) dedicato a tutti i giocatori compulsivi, con il preciso obiettivo di informare sui rischi legati all'incapacità di controllare il proprio vizio. Il blog in questione è molto curato ed aggiornato regolarmente e raccoglie le confessioni di altri giocatori patologici che raccontano le proprie abitudini di gioco, senza tralasciare naturalmente i particolari che spesso sono più difficili da ammettere prima di tutto a sé stessi, come l'ammontare delle somme giocate, i modi utilizzati per ottenere i soldi, le reazioni delle persone appartenenti alla propria famiglia o gli effetti devastanti del gioco incontrollato sulla propria vita lavorativa e relazionali.

Altre pagine presenti in rete che potrebbero tornare utili alla comunità di ex-giocatori (o a chi aspira a diventare tali) sono il forum del Ce.S.Te.p., centro di cura e riabilitazione dalle dipendenze di cui abbiamo già parlato in precedenza, e, per i più “social”, le immancabili pagine su Facebook, utili anche per tenersi informati sull'organizzazione di iniziative ed eventi dedicati al tema del gioco patologico.

In proposito, vi consigliamo di mettere il “Mi piace” innanzitutto alle pagine denominate Il Gioco d'Azzardo Patologico” e “GAP – Gioco d'azzardo patologico”, in questo modo riceverete aggiornamenti concernenti lo svolgimento di manifestazioni e eventuali sviluppi di natura medica sulle ludopatie in genere. Non mancano inoltre le pagine dedicate a specifiche associazioni come i già citati Giocatori Anonimi e molti altri.

Incontrarsi su questi luoghi di aggregazione virtuale ha senza dubbio lo svantaggio di non poter guardare negli occhi chi ti sta di fronte e di non poter instaurare un contatto non mediato, senza la possibilità di poter assaporare quell'emozione, quel calore umano che solo un abbraccio o una semplice stretta di mano possono darti, però, d'altro canto, c'è sempre il vantaggio di potersi aprire in modo totale ed in tutta sincerità con dei perfetti sconosciuti, comodamente da casa, senza il timore di sentirsi umiliati o sotto esame grazie alla garanzia del totale anonimato. Gli altri utenti, infatti, di voi conosceranno solamente un nickname e nient'altro, senz'alcuna possibilità di identificarvi.

A questi fattori bisogna aggiungere, inoltre, il fatto che un forum è sempre a disposizione, è gratuito e non ha orari di apertura o di chiusura, pertanto è un opzione sempre valida anche nei momenti più impensabili e può essere d'aiuto quando magari, dopo un lungo periodo di astensione dal gioco, sentirete improvvisamente il bisogno di riassaporare quelle stesse sensazioni di euforia e di ebbrezza che tanti danni hanno arrecato alla vita vostra e di chi vi sta intorno: ecco, in queste situazioni, potrebbe essere d'aiuto tenere la mente occupata e usare le altrui testimonianze come promemoria, in modo tale da tenere bene a mente ciò che potrebbe accadere se l'impulso di tornare a giocare venisse assecondato e, magari, in modo tale da avere uno strumento in più per vincere quel conflitto interiore che si viene ad innescare quando bisogna controbattere l'istinto di abbandonarsi nuovamente al gioco (con tutto ciò che ne consegue, ovviamente) con la consapevolezza che quando si finisce col cedere (anche soltanto per una volta) si precipita di nuovo dentro una spirale negativa: come spiegano infatti tutti gli esperti di gioco patologico, chi ha un passato di gioco compulsivo ed è riuscito a smettere non deve più giocare neanche per passatempo perché rimane un soggetto molto vulnerabile e suscettibile di gravi ricadute.

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3.4.7 I consigli per resistere ed evitare di tornare a giocare

Prima di chiudere questa sezione e passare ad un nuovo argomento, vi elenchiamo una serie di consigli utili a non cadere nella tentazione di giocare d'azzardo, a beneficio soprattutto di chi ha un rapporto problematico con slot machine, videopoker e tavoli verdi e non riesce a porvi dei limiti.

Innanzitutto, si possono mettere in atto dei comportamenti per limitare o impedire l'accesso al denaro, come restituire carte di credito, libretti degli assegni, bancomat, non portare dietro di sé somme di denaro in eccedenza rispetto alle normali esigenze quotidiane, delegare una persona di fiducia a cui affidare il denaro da destinare al pagamento di affitto, bollette e spese di prima necessità, chiedere ai conoscenti di non concedere prestiti di nessun entità a causa del proprio problema col gioco (del quale sarà necessario informarli, vincendo la paura di essere identificato come “malato”), far accreditare i pagamenti direttamente su un conto bancario in modo da ridurre il contatto con il contante e diminuire in questo modo le tentazioni.

In secondo luogo, il giocatore patologico tende a passare molte ore della sua giornata giocando e quando comincia ad astenersi si trova alle prese con un vuoto materiale perché all'improvviso ha molto tempo libero che non sa come utilizzare e che quindi bisogna rimodulare anche per evitare che si ricada negli stessi errori semplicemente a causa del fatto che non si sa più come impiegare il tempo.

Così, è utile individuare le attività che si svolgevano per semplice relax o passatempo prima di entrare nel circolo vizioso del gioco d'azzardo e magari provare a recuperarle o cercarne di nuove. Ovviamente le possibilità non mancano, come dedicarsi ad un'attività sportiva o al volontariato o al bricolage e quant'altro, l'importante è evitare il presentarsi di fasi in cui non si ha nulla da fare per impedire che il demone del gioco si ripresenti sotto le mentite spoglie di innocente passatempo.

Un altro aspetto fondamentale è legato alla necessità di saper riconoscere e gestire i fenomeni del cosiddetto craving, ovvero il verificarsi di episodi in cui emerge un impulso forte, per non dire incontrollabile, di tornare a giocare. Si tratta di un impulso che può emergere improvvisamente e durare da pochi minuti a diverse ore e si manifesta soprattutto in chi sta cercando di uscire da una situazione di dipendenza patologica.

Nei momenti in cui si manifesta il cosiddetto craving il giocatore non riesce ad agire in modo razionale in quanto è sopraffatto da un insieme di stimoli inconsapevoli cui deve opporsi con tutto sé stesso per riuscire a resistervi. Il modo migliore per far fronte a questi fenomeni consiste nel prendere nota del proprio comportamento in occasione di queste forme di crisi. In tal modo, sarà più semplice individuare i comportamenti più appropriati da porre in essere quando il craving si ripresenterà e pertanto ci si troverà più pronti quando arriverà il momento di affrontarlo.

Ovviamente questi consigli vanno sempre a scontrarsi col fatto che ciascun individuo ha sempre le proprie peculiarità soggettive e difficilmente l'esperienza di una persona si ripresenta in modo perfettamente identico rispetto a quella di un'altra persona, tuttavia questi suggerimenti hanno riscosso una notevole efficacia e possono rappresentare un eccellente punto di partenza in quanto stimolano il soggetto interessato da una ludopatia ad entrare in azione e a non assistere passivamente alla distruzione del proprio ego, della propria autostima e, per dirla in modo più definitivo, della propria esistenza.

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4. Il gioco compulsivo ed il gioco responsabile sui media: i video, le trasmissioni e le pubblicazioni sull'argomento – una panoramica sui contributi che la comunità in genere è in grado di fornire per una migliore conoscenza del problema e una guida per chi desidera saperne di più sull'argomento

4.1 Un caso che ha fatto scalpore: il servizio delle Iene sul gioco d'azzardo patologico e gli altri video presenti sul web

A meno che negli ultimi tempi non si sia vissuto su un altro pianeta, ci si sarà sicuramente accorti di come il fenomeno del gioco d'azzardo abbia attirato la costante attenzione dei media tradizionali, cioè quotidiani (e carta stampata in generale) radio e tv. In proposito, molto scalpore ha suscitato nei mesi passati un servizio de Le Iene, trasmissione ormai divenuta di culto in Italia e in onda sulle reti del gruppo Mediaset da quasi vent'anni, una longevità che pochi format del piccolo schermo possono vantare. Il video in questione, tuttora disponibile alla pagina http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/259412/toffa-malati-di-slot-machine.html#tc-s1-c1-o1-p3, ha totalizzato la ragguardevole cifra di oltre 100.000 visualizzazioni e racconta le peripezie di alcune persone (naturalmente col volto oscurato per questioni di privacy) alle prese con delle sessioni di gioco.

Anche se a ben vedere molti giocatori patologici non saranno rimasti sorpresi ma, al contrario, si saranno invece riconosciuti nei gesti dei protagonisti di questo servizio, ciò che ha scioccato il pubblico è stato prima di tutto il ritmo forsennato con cui i giocatori introducevano banconote di grosso taglio nelle macchinette (addirittura anche da 500 euro) ma sostanzialmente si è avuta una conferma diretta e indubitabile di tutte le teorie formulate sul gioco compulsivo: la perdita della cognizione del tempo, il gioco che diventa l'unica occupazione e preoccupazione per un numero di ore indefinito, i piccoli gesti superstiziosi che spingono a privilegiare una macchina piuttosto che un'altra o a cambiarne più di una per motivi che nulla hanno a che vedere con un razionale ragionamento sulle probabilità (che, ricordiamo rappresentano l'unica regola che disciplina l'esito delle partite, almeno nei giochi in cui l'abilità del giocatore non ha alcun ruolo, come le slot, la roulette o i videopoker), o, ancora, si può assistere al verificarsi del cosiddetto fenomeno del chasing, ovvero il perseverare nel gioco nel disperato tentativo di rifarsi delle perdite che, invece, nella stragrande maggioranza dei casi, si traduce in un ulteriore aggravamento delle proprie finanze.

Un altro fatto saliente evidenziato da questo eccellente servizio è l'abitudine di alcuni gestori di servire bevande alcoliche (in alcuni casi anche in modo totalmente gratuito) così come la tendenza a impedire a chi frequenta questi luoghi di interloquire per un periodo di tempo prolungato col proprio vicino di sedia: in buona sostanza, si cerca in tutti i modi di far estraniare i clienti dal mondo circostante, bisogna farli concentrare solo ed esclusivamente sul gioco in modo tale da fargli spendere più soldi possibile, lasciandoli in balia di un tourbillon di ammalianti lucette colorate, senza accorgersi del tempo che passa e dei soldi che volano via, assecondando solo un unico ed irrefrenabile istinto compulsivo.

In tanti, inoltre, si sono dichiarati molto colpiti dall'episodio riguardante un giocatore che, interpellato dall'inviata Nadia Toffa, dopo aver confessato di aver già giocato molti soldi e per molto tempo si lasciava convincere ad abbandonare il proprio posto e ad allontanarsi dalla sala da gioco: tuttavia, pochi minuti dopo la stessa inviata si accorgeva che il giocatore non aveva resistito per molto tempo alla tentazione ed era già tornato davanti ad una slot machine. Questa è, ammesso che ce ne fosse bisogno, la prova lampante di quanto grave e, soprattutto, subdolo può diventare il gioco d'azzardo patologico in quanto conduce a comportamenti che dall'esterno potremmo percepire quasi come schizofrenici, talmente alto è il grado di assuefazione che è possibile riscontrare in tanti soggetti.

Il video ospita inoltre le testimonianze di molte persone che invece sono riusciti a sbarazzarsi di questo vizio, perché, intendiamo ribadirlo con forza ancora una volta per incoraggiare chi è in difficoltà a decidere di lasciarsi aiutare, per tutti è possibile uscirne. L'elemento comune nei racconti di questi ex giocatori è rappresentato dal ruolo decisivo ricoperto dal gruppo famigliare e dall'aiuto terapeutico fornito, a seconda dei casi, da associazioni come Giocatori Anonimi o simili o da specialisti come medici, educatori e psicologi.

Questa importante inchiesta condotta dalle Iene rappresenta comunque la proverbiale punta dell'iceberg. È sufficiente, infatti, effettuare un paio di ricerche su portali di condivisione di video (come youtube, per intenderci) per rendersi conto di come la community del cosiddetto web 2.0 fornisca una quantità sterminata di contributi, sia professionali che amatoriali.

I filmati infatti affrontano i temi più disparati esaminati da molti punti di vista differenti: c'è quindi l'ex giocatore patologico che racconta com'era la propria vita quando ancora non era riuscito a sconfiggere la malattia e descrive la strada percorsa per raggiungere una via d'uscita, oppure è possibile trovare dei filmati realizzati da personale medico che naturalmente si concentrano su aspetti diversi, meno esistenziali per così dire e più scientifici invece (come nel caso del video informativo realizzato dall'ASL di Parma), come l'approccio terapico cognitivo-comportamentale (argomento affrontato nel filmato a cura dell'Istituto Watson, un importante centro di psicoterapia attivo in Piemonte), senza dimenticare i numerosi filmati che documentano lo svolgimento di manifestazioni e congressi.

E in mezzo a tutta questa pletora di video non possono mancare i contributi di onlus ed associazioni come ad esempio il Gruppo Abele (l'istituto fondato da Don Ciotti) e molte altre che inseguono l'obiettivo di informare e contemporaneamente sensibilizzare la società civile, servendosi anche del parere di professionisti e docenti universitari.

Riassumendo, potremmo ricorrere ad un luogo comune e ricordare che un'immagine vale più di mille parole: è probabile che un video di pochi minuti riesca a raggiungere risultati migliori rispetto a lunghi e verbosi trattati scritti da insigni specialisti, ma non bisogna eccedere nei giudizi facendo trasparire un quadro della situazione ingannevole: un approccio fai da te caratterizzato da autonome ricerche su internet può essere utile per colmare dei gap informativi e per ottenere un effetto deterrente, ma chi ha già sviluppato degli specifici sintomi patologici non potrà esimersi dal rivolgersi a delle persone qualificate che sappiano come agire nei confronti di un disturbo grave e complesso come il gioco compulsivo. In fondo, ci si trova nella medesima situazione di quando si contrae una malattia e si tende a sconsigliare il ricorso all'automedicazione, perché la presenza e la consulenza di un soggetto qualificato è insostituibile.

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4.2 Il GAP e la lettura: una breve guida alla scelta delle pubblicazioni più significative

Se invece spostiamo il focus della nostra attenzione verso l'ambito della carta stampata, per nostra fortuna possiamo notare che la situazione non differisce di molto. Anche effettuando delle ricerche nelle librerie online, infatti, si ricava l'impressione che anche in questo settore la tematica del gioco d'azzardo e dei disturbi ad esso collegati sia un argomento che riscuote un certo successo. Tra gli ultimi prodotti di una comunità molto prolifica di opere segnaliamo ad esempio il volume scritto dalla deputata del Partito Democratico Paola Binetti (che è stata anche medico in campo neuro-psicologico e ha ricoperto vari incarichi di docente universitaria presso numerosi atenei), intitolato “Quando il gioco non è più un gioco” (in vendita nello store di Hoepli.it al costo di 15 euro).

Tale opera, che combina l'approccio più serioso e scientifico con il tono più discorsivo e, se vogliamo, paternalistico, effettua una ricostruzione del problema sottolineando l'enorme incremento registrato negli ultimi tempi di casi di gioco patologico, evidenziandone la gravità e identificandola come una vera e propria pandemia in quanto colpisce indistintamente individui appartenenti a tutte le fasce d'età.

Si tratta di un libro che si rivolge ad un pubblico ampio, dalle vittime ai loro familiari, senza dimenticare chi vuole semplicemente saperne di più su questa tematica o gli esponenti del mondo politico che ancora oggi non si sono sufficientemente attivati per cercare di contrastare il fenomeno con dei dispositivi di legge più efficaci e moderni e che, al contrario, sono più inclini a vedere nel gioco una soluzione per risolvere le grane finanziarie degli enti cui sono preposti e raramente riescono ad opporsi alla concessione di nuove licenze per nuovi esercizi dedicati al gioco.

Di natura più specialistica e diretto ad un pubblico più maturo è invece “Il Gambling patologico - Aspetti psicofisiologici e di personalità” (costo 10 euro). Il testo descrive il ruolo della psicoterapia nella cura dei disturbi da gioco d'azzardo patologico e esamina sulla base di un punto di vista più esperto e in modo più esteso concetti cui abbiamo già fatto riferimento, come quello di dipendenza, craving e vari altri.

Una prospettiva differente invece viene adottata in “Le Regole del Gioco” (autore Angela Fioroni, costo 3.40 euro, in vendita su hoepli.it) in cui, oltre a ricordare quanto possa diventare problematico giocare d'azzardo in modo eccessivo, si mette in risalto il pericolo dell'infiltrazione delle organizzazioni criminali che potrebbero sfruttare queste attività per fini di riciclaggio di denaro sporco.

Questo libro scaturisce anche dall'esperienza della campagna condotta da numerosi sindaci di comuni italiani contro l'azzardo che è culminata con la richiesta al Legislatore di un provvedimento valido sul territorio nazionale e volto a comprimere l'offerta, con maggiori poteri legislativi per regioni e comuni al fine di poter predisporre delle piattaforme di intervento per il recupero dei pazienti e disincentivare l'abuso nei giochi.

Con “Il gioco d'azzardo patologico – Una guida clinica al trattamento” (di J.Grant e M. Potenza, costo 49,50 euro su bibliotecauniversitaria.it) ritorniamo nell'ambito di una trattatistica di natura scientifica e, nel caso specifico, medica e psicologica. Questo volume insiste su aspetti come il verificarsi di diagnosi errate a causa della ritrosia di molti medici a diagnosticare il GAP per via di una sottovalutazione di fondo della rilevanza di tale malattia ed elenca le varie alternative a livello di terapie, raccogliendo i contributi di numerosi esponenti del mondo scientifico di fama mondiale senza tralasciare la descrizioni degli aspetti eziologici, dei sintomi e di specifici casi clinici.

Meno convenzionale è invece l'argomento affrontato in “Troppe vite in gioco. I familiari, vittime sconosciute del gioco d'azzardo” (di Lucio de Lellis, 12 euro, in vendita su libreriauniversitaria.it), dove la questione viene esaminata mettendo al centro dell'attenzione chi spesso finisce per soffrire in silenzio e in modo indiretto le conseguenze dei disturbi connessi col gioco d'azzardo.

Come ben saprà chi ha vissuto situazioni simili, il parente di un giocatore patologico vive quotidianamente un dramma e subisce dei traumi anche di entità piuttosto grave che possono necessitare di un trattamento medico e questo libro intende fare luce proprio sulle dinamiche interne al nucleo familiare, come sempre conciliando il duplice obiettivo di informare e sensibilizzare su un tema che spesso coll'essere trattato con superficialità. Concentrato invece sul ruolo delle donne giocatrici è “L'azzardo si veste di rosa. Storie di donne, storie di gioco, storie di rinascita” (di Cesare Guerreschi, 18,50 euro).

In questa opera, l'autore, che vanta numerose collaborazioni con atenei di tutto il mondo e al quale si deve la fondazione della Società Italiana per l'Intervento sulle Patologie Compulsive, indaga il fenomeno del GAP analizzando il diverso modo di porsi delle donne nei confronti del gioco, i vari approcci terapeutici possibili e i programmi di recupero adottati dalla SIIPAC. “L'illusione di vincere. Il gioco d'azzardo emergenza sociale” (in vendita a 11 euro su hoepli.it, autore U. Folena, editorialista del quotidiano di area cattolica Avvenire) invece, oltre presentare una descrizione dei più vari aspetti legati al gioco compulsivo, mette in risalto l'importante ruolo ricoperto dal mondo civile che decide di mobilitarsi e fare qualcosa per favorire una lotta generale per contrastare il fenomeno: esistono infatti parecchie associazioni, frotte di volontari, esponenti della politica, medici, gestori di esercizi commerciali e persone comuni che hanno deciso di far sentire la propria voce.

Questo libro mira quindi ad aggregare oltre che ad informare nell'auspicio che una maggiore consapevolezza possa contribuire ad una fruizione del gioco d'azzardo più consapevole e responsabile, magari con l'aiuto delle istituzioni che, davanti a queste emergenze sociali, sono risultate un po' latitanti.

Infine, segnaliamo anche l'importante contributo fornito dalla già citata “iena” Nadia Toffa che, sull'onda dell'ottimo successo riscontrato dal servizio andato in onda durante una puntata dello show televisivo Le Iene, ha deciso di tornare sull'argomento per ampliare il campo della discussione e ha così pubblicato un paio di mesi fa “Quando il gioco si fa duro” (prezzo 14,50 euro su IBS.it, disponibile anche in formato elettronico al prezzo di 9,99 €), un'indagine che riveste la doppia funzione di reportage di stampo giornalistico e di documento di denuncia sociale che quindi non si limita a sollevare un sentimento di indignazione collettiva ma punta a descrivere in modo particolareggiato un fenomeno di stretta attualità lasciando poco spazio alla retorica di rito e facendo parlare i dati, come il fatto che nel corso dell'ultimo decennio la spesa dei nostri connazionali è addirittura aumentata di tre volte ma al contempo lo Stato non ha assistito ad un proporzionato aumento dei suoi introiti, il che lascia intuire (anzi, lo afferma in modo piuttosto netto e palese) che la longa manus della criminalità organizzata è riuscita in un modo o nell'altro ad inserirsi nella filiera di questo business diffondendo macchinari modificati ad arte in modo da alterare il normale gioco delle probabilità ed elargire vincite in base a criteri di comodo, il tutto grazie anche probabilmente ad una fitta e spesso impenetrabile rete di connivenze (che del resto nel nostro paese non mancano mai) che coinvolge a vari livelli gli attori di questo enorme giro di denaro, ovviamente a scapito dei poveri e inconsapevoli giocatori.

Nel libro si rileva inoltre una lunga serie di deficienze legislative (ma si tratta realmente di deficienze o di buchi lasciati scoperti appositamente per consentire un ampio margine di manovra agli amici degli amici?) come l'esiguo livello di tassazione applicato sulle cosiddette videolottery (un livello inferiore persino rispetto a quello relativo agli altri giochi), quando invece si potrebbe sfruttare un'aliquota più alta in modo da finanziare le terapie per il recupero dei giocatori compulsivi che gravano sulle casse del nostro Sistema Sanitario (e quindi sulle spalle di tutti i contribuenti, in ultima analisi), o l'assurdo caso della sentenza con cui la Corte dei Conti ha snaturato gli effetti della sentenza, confermata dalla Corte di Cassazione e quindi passata in giudicato, che condannava le case concessionarie, tra l'altro, ad una roboante multa di 98 miliardi di euro per aver violato le norme che impongono, al fine di assicurare la regolarità del gioco, il collegamento di tutti i dispositivi al sistema di controllo centralizzato dello Stato.

Questa pesante sanzione è stata ridotta (per ben due volte) all'estremo fino a raggiungere i 600 milioni di euro che, per quanto rappresenti una cifra molto rilevante se considerata in valore assoluto, diventa una sorta di carezza se rapportata all'ammontare iniziale e al giro d'affari multimiliardario del gioco d'azzardo in Italia.

Per non parlare, poi, dei tanti progetti di norme che nel disegno iniziale pongono dei seri limiti al proliferare incontrollato del fenomeno e poi nella loro forma conclusiva finiscono col perdere tutta la loro carica innovativa e risultano essere dei meri palliativi che lasciano il tempo che trovano o, nei casi più estremi, fanno più danni di quelli che intendono riparare, come è successo con il già affrontato decreto Balduzzi o con la proposta di legge che, per arginare l'infiltrazione dei clan mafiosi, vietava la concessione di licenze ai condannati ed agli indagati e introduceva l'obbligo della certificazione antimafia per ottenere l'autorizzazione ad aprire un esercizio dedicato al gioco d'azzardo: questi obblighi furono in gran parte eliminati nella stesura finale del provvedimento che si risolse sostanzialmente in un'altra, l'ennesima, occasione persa.

Il libro infine include anche alcune testimonianze molto toccanti e rappresenta una lettura edificante e istruttiva che chiunque voglia farsi un'idea chiara sulle caratteristiche di questo problema troverà proficua. Ovviamente questa breve e stringata disamina non si pone l'obiettivo di risultare esaustiva, visto che comunque le sfaccettature del gioco d'azzardo sono tante e si possono prendere in esame anche sulla base di punti di vista molto diversi quindi è probabile che effettuando altre ricerche troverete molti altri titoli non meno interessanti, pertanto il nostro consiglio è comunque di consultare periodicamente gli store online più celebri (come quindi Amazon e ebay, per citare i più importanti) per tenere traccia delle uscite più recenti e rimanere sempre aggiornati su questo importante fenomeno.

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5. Conclusioni

Abbiamo dunque analizzato il gioco d'azzardo in lungo e in largo, partendo dagli aspetti giuridici e documentando il modo in cui nel nostro paese si è arrivati da una situazione in cui solo pochi giochi erano legali (Lotto, Superenalotto e lotterie varie) a una condizione di ampia permissività a seguito delle enormi liberalizzazioni effettuate in campo economico. In seguito, abbiamo cercato di riassumere il quadro della situazione identificando giocatori responsabili e giocatori che, diciamo così, si lasciano prendere la mano, introducendo delle nozioni di carattere medico e scientifico volte ad approfondire il discorso sul gioco patologico, sulla natura dei disturbi che caratterizzano tale male, sui sintomi di natura psichica e fisica e sulle ricadute a livello sociale, affettiva, finanziaria e lavorativa mettendone in luce l'estrema gravità e la necessità del ricorso a terapie di varia natura che possono andare dal ricovero in cliniche specializzate al ricorso ai servizi per la tossicodipendenza (SerT) e alla partecipazione a specifici gruppi di aiuto.

Abbiamo appunto individuato una pluralità di strumenti che possono aiutare i giocatori a smettere di giocare insistendo sulla necessità del costante supporto delle famiglie che, oltre a rimanere vicino alla vittima del GAP, possono a loro volta ricorrere a specifiche forme di aiuto in quanto anch'essi possono riportare dei danni psicologici.

A questo punto è sta effettuata una breve panoramica dei contributi teorici offerti da insigni studiosi e abbiamo descritto l'uso di strumenti clinici come il South Oaks Gambling Screen o il Canadian Problem Gambling Index.

Infine, abbiamo proceduto col raccontare il problema del GAP attraverso l'ausilio dei mass media sfruttando le enormi possibilità provenienti dal web, selezionando e suggerendo una piccola lista di video particolarmente interessanti e di libri di recente pubblicazione che possono essere d'ausilio a chi cerca una visione più dettagliata insieme a ulteriori spunti di riflessione: d'altronde, come abbiamo visto, si tratta di un argomento molto vasto e il nostro ruolo in queste pagine è stato principalmente di riassumere senza semplificare troppo, in modo tale da restituire un'impressione efficace della tematica privilegiando gli aspetti salienti ed evitando di dare uno spazio eccessivo al dato scientifico, non perché esso non sia importante ma perché esula dai nostri scopi e non è probabilmente al centro degli interessi del pubblico cui ci rivolgiamo, un pubblico cioè di giocatori o di ex giocatori, non certo ad un pubblico di medici e specialisti.

L'obiettivo che ci siamo posti è di carattere sia informativo che didascalico, cioè miriamo ad informare per diffondere conoscenza e favorire la diffusione di un atteggiamento prudente e (per usare il termine più abusato) responsabile favorito dalla consapevolezza dei rischi cui si va incontro quando si varcano le soglie di una sala da gioco, sia essa fisica o virtuale.

D'altro canto, è giusto ribadirlo per sgombrare il campo da qualsivoglia equivoco, questa nostra trattazione non vuole certo assumere un atteggiamento bacchettone e retrogrado tipico di chi ha l'abitudine di fare di tutta l'erba un fascio e vede il gioco d'azzardo come se fosse la radice di tutti i mali, demonizzando quello che normalmente rappresenta un hobby per milioni e milioni di persone in tutto il mondo.

Del resto: quanti di noi, fin da bambini, non hanno mai giocato a carte nei periodi di festa insieme ad amici e parenti? Non pensiamo di allontanarci troppo dalla verità se a questa domanda rispondiamo “Quasi nessuno”. È sacrosanto informare sui guai che la compulsione del gioco può determinare, ma è importante tracciare dei confini adeguati tra prevenzione ed informazione al fine di non gettare via il bambino con l'acqua sporca, come si suole dire negli Stati Uniti, ovvero in modo di non trasformare ogni discussione in una inutile e sterile caccia alle streghe.

Del gioco infatti esistono, soprattutto in Italia, elementi da correggere ed è in tal senso che vanno calibrate le critiche e le politiche repressive, al fine di correggere quelle caratteristiche che oggi sembrano fatte solo per sfruttare le debolezze dei giocatori e spingerli a giocare in continuazione, senza preoccuparsi minimamente dei costi sociali (ma anche economici, a ben vedere) che si vengono a determinare.

Diversamente, si finisce col creare solo ostilità incondizionata che, in fondo, rappresenta un atteggiamento eccessivo perché mette sullo stesso piatto della bilancia chi gioca dalla mattina alla sera e sperpera tutto ciò che ha e chi invece si limita a giocare due numeri al lotto o chi scommette pochi euro sulle partite del campionato di calcio.

È fondamentale invece educare alla fruizione del gioco d'azzardo costruendo una scala gerarchica lungo cui porre le cose importanti della vita che, per forza di cose, devono necessariamente venire prima di una partitina a Texas Hold'em e non possono essere messe a repentaglio, e, non ultimo, trasmettere l'idea che il denaro ha un valore e va rispettato, mantenendo i piedi per terra e tenendosi ben lontani dal pensare che i soldi possano essere moltiplicati pigiando nell'ordine corretto qualche bottone colorato.

Naturalmente, con queste frasi non intendiamo porci come dei moralizzatori benpensanti né atteggiarci a salvatori della patria, perché sarebbe un compito talmente improbo che richiederebbe ben altro che scrivere quattro frasi su internet, ma intendiamo svolgere un servizio utile a tutti quelli che frequentano i luoghi in cui si gioca, per attirare la loro attenzione su delle tematiche importanti e che potrebbero riguardarli da vicino in un giorno non troppo lontano, nell'auspicio che una maggiore conoscenza di certi aspetti possa servire a scongiurare gli esiti infausti che abbiamo descritto con dovizia di particolari.

Ci piace pensare che questo articolo possa in qualche modo aiutare a smuovere le coscienze, promuovendo una maggiore consapevolezza ed un atteggiamento di fondo improntato ad una maggiore prudenza, ma allo stesso tempo senza voler scoraggiare chi intende avvicinarsi per la prima volta al gioco e cerca solo un modo come un altro per passare i propri ritagli di tempo in modo divertente, allontanandolo da un mondo che ha comunque un certo fascino e che, se affrontato responsabilmente, sa regalare anche belle emozioni.

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Ultima modifica: Giovedì, 14 Aprile 2016 16:02

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